INTERNET. Documenti falsi online: con 250 euro si ruba una identità

Al mercato nero una falsa patente di guida costa da 46 euro a circa 200 euro. Un foglio rosa per motocicli si rimedia a 23 euro, un permesso di lavoro europeo è quotato circa 11 euro da alcuni siti criminali, mentre per acquistare gli estremi di un conto corrente bancario e una falsa intestazione di fatture di servizi quali acqua, luce e gas servono circa 184 euro. C’è anche un tariffario della "identità in vendita" legata al furto di dati personali. Ebbene, "crearsi una nuova identità costa poco più di 250 euro e per farlo basta ricercare i siti internet dedicati alla compravendita di documenti falsi sui normali motori di ricerca". È quanto evidenzia CPP, multinazionale specializzata nella tutela dei dati personali e delle carte di credito, che ha svolto una ricerca sul fenomeno del furto di identità ricostruendo il percorso che fanno i dati personali una volta sottratti ai legittimi titolari tramite truffe e raggiri.

"I prezzi rilevati nella nostra ricerca – ha detto Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia – possono ovviamente subire variazioni, a seconda del "venditore" o dell’area geografica in cui si svolge la vendita: le organizzazioni criminali statunitensi, ad esempio, praticano dei prezzi mediamente più bassi di quelle europee. E non è detto che a un prezzo inferiore corrisponda una peggiore qualità del documento contraffatto. Quanto abbiamo visto – prosegue Bruschi – è preoccupante. A essere messe in vendita non sono solo identità immaginarie, ma soprattutto i dati personali e finanziari di individui realmente esistenti. Chi entrasse in possesso degli estremi del nostro conto corrente bancario e delle altre informazioni personali potrebbe concludere contratti a nostro nome o richiedere finanziamenti per effettuare acquisti, ovviamente a nostre spese". Naturalmente i problemi possono non limitarsi al danno economico: in ambito giudiziario possono servire complesse procedure per dimostrare, una volta che si è vittima di un furto d’identità, che si è estranei a eventuali atti compiuti da un truffatore.

La ricerca ha inoltre evidenziato che spesso gli italiani hanno un comportamento troppo disinvolto nella cessione online dei propri dati personali: "L’82,5%, degli intervistati, ad esempio, rilascia online il proprio nome e cognome. Il 59% mette anche la data di nascita, il 48% anche il proprio indirizzo e il 33% anche il proprio numero di cellulare", rileva la ricerca. Il consiglio? Fare attenzione all’attendibilità di chi chiede i dati online.

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