INTERNET. Eurispes e Telefono Azzurro: sempre più bambini chattano in rete

I bambini chattano sempre più spesso così come gli adolescenti. E Facebook conquista soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni. In occasione del convegno "Le connessioni pericolose, gioventù digitale e social networking: potenzialità e limiti", organizzato ieri da Telefono Azzurro nell’ambito del Safer Internet Day, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta in collaborazione con l’Eurispes su abitudini, tendenze, comportamenti dei bambini e dei ragazzi nei confronti dei social network e della sicurezza in Rete. Cosa ne emerge? Intanto che, fra i bambini sotto gli 11 anni, uno su tre chatta regolarmente. "L’analisi comparativa 2005-2008 dei dati raccolti annualmente dall’Eurispes e Telefono Azzurro sul fenomeno minori e Internet mostra, con percentuali di grande impatto, come chat, community e blog siano in incredibile aumento, non solo tra gli adolescenti ma anche tra i bambini sotto gli undici anni". Nel 2005 solo il 37, 9% degli adolescenti che navigavano su Internet chattava; nel 2008 questa percentuale è salita al 69.4%. Nel 2005 la percentuale di bambini navigatori "che chattano" superava di poco il 13%; nel 2008 il 33,1%, dunque un bambino su tre, utilizza Internet per "chiacchiere on line". La percentuale di chi frequenta chat e community per conoscere altre persone era del il 36,3% degli adolescenti nel 2007 ed è salita nel 2008 al 42,9%, mentre guarda YouTube il 73,8%.

Nel 2007, rileva la ricerca, il 5,8% degli adolescenti dichiarava di aver compiuto atti di cyberbullismo inviando immagini, video o foto minacciose, l’8,1% di aver diffuso informazioni false su un’altra persona, il 6,5% di aver escluso intenzionalmente una persona dai gruppi on line. Nell’indagine del 2008 non aumenta significativamente il numero di adolescenti che dichiara di diffondere messaggi foto o video minacciosi (5,4%), ma aumentano gli adolescenti che dichiarano di aver diffuso false informazioni su una persona (13,2%) e che ammettono di aver utilizzato la Rete per escludere volontariamente una persona da un gruppo on line (10,8%).

Di fronte a fastidi e molestie in Rete, il 58,4% degli adolescenti, per troncare ogni contatto con la persona, evita la chat, il forum o il sito dove l’ha conosciuto (13%) o comunque decide di non rispondere (45,4%). La soluzione che verrebbe adottata dal 19,8% dei ragazzo è quella invece di invitare il "molestatore" a non dare più fastidio. Decisamente modesta la percentuale di quanti preferiscono parlarne con un adulto (3,1%) o con un coetaneo (1,9%). Il 2,2% è invece convinto che non possa accadere nulla e continua la conversazione.

Facebook conquista soprattutto i giovani tra i 25 e i 34 anni: sono soprattutto loro a sperimentare questo nuovo strumento di comunicazione, che, permettendo la condivisione di interessi, esperienze e desideri, consente loro di coltivare vecchie e nuove amicizie (53,7%). Il numero più consistente di iscritti a Facebook si rintraccia tra quanti risiedono nelle Regioni centrali (39,3%). Al contrario, tra i non iscritti spiccano gli abitanti del Nord-Est (49,5%), i quali, pur essendo a conoscenza di questa nuova modalità di comunicazione interattiva, preferiscono non utilizzarla. Ben il 47,9% degli italiani invece ritiene che il network metta a rischio la privacy in particolare attraverso "social risks", poiché, nel momento in cui si mette in Rete un’informazione personale, se ne perde il controllo, con il rischio che dati delicati finiscano per entrare in possesso di sconosciuti. I giovanissimi (18-24 anni) sono coloro i quali credono, in misura maggiore rispetto agli altri, che Facebook sia uno strumento utile per ritrovare vecchi conoscenti (72,1%) e passare il tempo (49,6%). Al contrario, sono i meno propensi a credere che esso consenta di stringere nuove amicizie (56,6%). Più affascinati dalle potenzialità dello strumento che preoccupati per i possibili rischi ad esso associati, i giovani con età compresa tra i 18 e 24 anni (51,9%) sono quelli più inclini a considerarlo non dannoso per la privacy.

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