INTERNET. Promuovere il commercio online informare gli utenti sui diritti. Lo chiede il Parlamento U

Il commercio online cioè "la produzione, la pubblicità, la vendita e la distribuzione di prodotti attraverso reti di telecomunicazione supera già il commercio tradizionale". Più della metà dei cittadini dell’Ue e quasi 1,5 miliardi di persone in tutto il mondo hanno accesso a Internet, e nell’Ue un cittadino su tre effettua acquisti online, ma sono solo 30 milioni coloro che effettuano acquisti transfrontalieri.

Negli ultimi 20 anni dunque internet ha influenzato positivamente il commercio transfrontaliero di beni e servizi, permette di aggirare le "barriere commerciali obsolete", penetrando in mercati che in passato "erano distanti e inaccessibili" e creando "una nuova gamma di concetti commerciali e valori economici", come le proprietà immobiliari digitali (i nomi di dominio) e l’accesso alle informazioni (i motori di ricerca).

Queste lodi al commercio elettronico arrivano dal Parlamento europeo che oggi ha approvato una relazione in cui si chiedono misure per aumentare la fiducia dei consumatori in tale strumento alla luce delle truffe che lo penalizzano.

Sollecitando campagne d’informazione sui diritti e i doveri degli utenti, il Parlamento Ue ha chiesto di ricorrere a standard aperti, inserendo tale materia negli accordi OMC e migliorando il mercato on line dell’Ue.

La relazione invita inoltre la Commissione a pubblicare sul suo sito le informazioni sui diritti dei consumatori in materia di commercio internazionale su internet, incentrandosi in particolare sulle questioni contrattuali, la protezione dei consumatori contro le pratiche commerciali sleali, la vita privata e i diritti d’autore.

In proposito, prende atto della proposta di direttiva che ha lo scopo di garantire un maggior grado di certezza del diritto, trasparenza e tutela per il numero crescente di consumatori che acquistano via Internet, in particolare per quanto riguarda la consegna, il trasferimento del rischio, la conformità contrattuale e le garanzie commerciali.

Secondo gli eurodeputati i comportamenti illeciti come la contraffazione, la pirateria, le truffe, e la violazione dello spazio privato dei cittadini "non vanno attribuiti alla natura del mezzo, ma sono da considerare manifestazioni di attività commerciali illecite già presenti nel mondo fisico.

Nel rammaricarsi del "crescente ricorso illecito alla censura nei confronti di servizi e prodotti online", che corrisponde a una "barriera commerciale occulta", i deputati riconoscono la necessità di ricorrere a standard di tipo aperto, e la loro importanza "per l’innovazione, la concorrenza e una scelta efficace da parte dei consumatori".

Purtroppo il mercato online dell’Ue risulta troppo frammentato a causa di "disposizioni normative che consentono o rendono obbligatoria la divisione del mercato su base geografica e ostacolano o impediscono la fornitura online di beni o servizi, da limitazioni contrattuali alla distribuzione, dall’incertezza giuridica, dalla mancanza di fiducia da parte dei consumatori nei confronti dei sistemi di pagamento elettronici, dai costi elevati di accesso a Internet e da altri limiti alla disponibilità di opzioni di consegna".

E’ necessario, secondo il Parlamento Ue, provvedere affinché la fornitura di servizi online, compreso il commercio elettronico, non sia soggetta a inutili procedure di autorizzazione non necessarie, sia nell’UE che nei paesi partner commerciali. Esiste, inoltre, la possibilità di semplificare l’amministrazione fiscale, di sostituire i documenti cartacei con interscambi di dati elettronici e di compilare online le dichiarazioni dei redditi, oltre che di automatizzare il processo di riscossione delle imposte.

 

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