ISTITUZIONI. Napolitano è il nuovo Presidente

Dopo i primi tre scrutini andati a vuoto, per Giorgio Napolitano bastano i soli voti dell’Unione: il senatore a vita è l’undicesimo presidente della Repubblica italiana. Il voto decisivo è arrivato alla quarta votazione, dopo due giorni spesi in ipotesi di trattativa tra la maggioranza e l’opposizione. Pochi minuti prima delle 13 un lungo applauso di tutti i grandi elettori ha segnato il momento decisivo, quello del superamento della soglia di voti richiesta. Il voto al quarto scrutinio, con maggioranza assoluta (dopo i tre con maggioranza qualificata dei due terzi), poneva la soglia 505 voti e Napolitano l’ha superata, raggiungendo i 543 voti. Si tratta del voto previsto dell’Unione più altre 3 preferenze.

IL RITRATTO DEL NUOVO PRESIDENTE
Giorgio Napolitano, nato a Napoli il 29 giugno 1925, potrebbe essere il primo capo dello Stato proveniente dalle file del Pci,
dopo una vita di intensa attività politica e di uomo delle istituzioni. È lui l’ultimo senatore a vita nominato da Carlo Azeglio Ciampi.

Napolitano fu eletto, giovanissimo, alla Camera, nel 1953, e da allora ha passato cinquant’anni nelle istituzioni fino a diventare presidente della Camera nel 1992 e ad assumere, nel 1996, la responsabilità del ministero dell’Interno nel governo Prodi. Un dirigente dell’ex Pci al Viminale era una novità assoluta, impensabile ai tempi della Prima Repubblica, ma non suscitò alcun scalpore, tanto quel nome era stimato anche dagli avversari. Non ebbe vita facile nel Pci per aver sempre assunto posizioni esplicitamente riformiste. Per lui fu coniato anche un neologismo, non proprio lusinghiero: «migliorista».

Allievo di Giorgio Amendola, Napolitano è diventato, dopo la morte del suo maestro, il leader della corrente che puntava al dialogo con il Psi, per superare la frattura a sinistra, e ricercava alleanze con le grandi socialdemocrazie europee per rompere l’ isolamento del più grande partito della sinistra.

Si è sempre più caratterizzato come il ministro degli Esteri di Botteghe Oscure, ricoprendo prima la carica di responsabile del settore internazionale del Pci e poi quella di ministro degli Esteri nel «governo ombra» ideato da Occhetto. Fu anche il primo dirigente comunista invitato negli Stati Uniti dove i circoli democratici mostrarono un certo interesse. Napolitano non poteva non essere uno dei più convinti sostenitori della svolta della «Bolognina», provocata dal crollo del muro di Berlino. Dopo la nascita del Pds ha lavorato con successo per un ingresso del nuovo partito nel Pse, e ha portato avanti l’idea di creare in Italia un grande partito socialista. Per questo non ha esitato a ricercare il dialogo con il Psi di Bettino Craxi anche nella fase di più acuta conflittualità tra Enrico Berlinguer e il leader socialista mantenendo un filo del dialogo.

Napolitano, peraltro, ha occupato la presidenza della Camera dal 1992 al 1994 con riconosciuto equilibrio, in anni burrascosi quando le inchieste di Tangentopoli terremotarono il mondo politico. Negli ultimi anni sono arrivati i riconoscimenti di tutto il suo partito per una vita spesa a battersi per il riformismo, accrescendo intanto la fama di uomo delle istituzioni per l’incarico alla Camera, al Viminale e, dal 1999 al 2004, di presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo. È stato Piero Fassino, che aveva accompagnato Napolitano a trattare con Willy Brandt l’ingresso del Pds nell’Internazionale socialista, a ringraziare «Re Umberto» il migliorista per quanto ha fatto per la sinistra italiana in cinquant’anni di impegno.

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