ISTRUZIONE. 87mila cattedre in meno in soli 3 anni. Indagine Legambiente

Da qui al 2011 i posti di lavoro nelle scuole subiranno tagli che non si vedono da almeno 7 anni: 87mila cattedre in meno in soli 3 anni. E’ il progetto dei ministri Gelmini e Tremonti che, per migliorare la scuola, quintuplica di fatto i tagli effettuati dai vari governi (Moratti, Tremonti, Padoa Schioppa), negli ultimi sette anni. In 7 anni, dal 2001 sono già state soppresse 18.314 cattedre, nonostante gli alunni siano aumentati di 143.379 unità e le classi di 2.648. Il personale docente è stato sostituito da lavoratori precari, che costano allo Stato molto di meno: in 7 anni la scuola italiana ha perso 32.888 docenti di ruolo. Nello scorso anno scolastico i docenti precari sono stati 141.735 (il 16,82 % del totale), il 5,20% in più rispetto all’anno scolastico 2001/02. Dei docenti precari in servizio nell’anno scolastico 2007/08 ben 119.687 sono stati licenziati al termine dell’attività didattica, con un notevole abbassamento della qualità dell’insegnamento.

Sono alcuni dei dati allarmanti dell’indagine condotta da Legambiente "Ecosistema Scuola 2008" sugli effetti della manovra del Governo nel settore dell’istruzione pubblica. "Se in 7 anni si è riuscito a tagliare 18.314 posti di lavoro e la scuola continua a non migliorare, cosa succederà con i tagli promessi? La tesi portata avanti dai ministri Gelmini e Tremonti – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, presidente Legambiente Scuola e formazione – parte da un presupposto sbagliato. Come dimostrato dai tagli effettuati dai precedenti governi, non c’è affatto corrispondenza tra tagli alla spesa pubblica e miglioramento della preparazione scolastica. Anzi, gli effetti sono solo peggiorativi. Come non convince l’analisi del problema che attribuisce alla sola preparazione scolastica la capacità di formare competenze".

I punti critici, secondo Legambiente, sono tanti: più del 40% delle cattedre soppresse riguardano la scuola superiore, che è già in una situazione negativa, come è stato evidenziato recentemente dall’indagine dell’Ocse. Meno docenti ma classi ancora più numerose; questo determina un abbassamento della qualità d’insegnamento e della possibilità di intervenire sul fenomeno dell’abbandono scolastico che riguarda oggi circa 300mila ragazzi nei primi due anni delle scuole superiori.

Effetti ancor più drammatici potranno verificarsi nelle scuole elementari, dove a causa della sottrazione di risorse umane, si va a modificare l’organizzazione e la didattica di quel pezzo fondamentale della nostra offerta formativa che oggi è l’unico che registra performance degli studenti al di sopra delle media dei Paesi Ocse. L’istituzione del maestro unico e la messa a rischio della scuola a tempo pieno infatti, avrà come conseguenza un impoverimento didattico e culturale a danno di quello che ora è un riconosciuto modello di successo. La scuola primaria perderà 314 sedi a fronte di un considerevole aumento di alunni: 45.729 in più dall’anno scolastico 2001/02. Di questo soffriranno soprattutto le scuole delle aree più marginali che rischiano la chiusura (soprattutto le strutture situate nei piccoli comini al di sotto dei 5000 abitanti) con conseguente aumento del disagio sia per le famiglie sia per gli enti locali che dovranno sostituirsi allo Stato per garantire il diritto allo studio nelle realtà colpite da questi provvedimenti.

Disagi ancora più pesanti per gli studenti disabili che vedranno drammatici tagli ai fondi per ilsostegno economico. Stesso problema per l’integrazione degli alunni di cittadinanza e lingua non italiana a cui andrebbe garantito un sostegno individuale per facilitare l’inserimento, che in 7 anni sono più che triplicati (passando dal 2,16% al 7,40% del totale) mentre i fondi relativi sono rimasti invariati. Preoccupante è anche il taglio alla formazione per gli adulti, che già dal 2001 al 2007 ha subito un calo dei fondi del 60,06%. Dato grave in un Paese in cui 11 milioni di persone hanno solo la licenza elementare ed il 40% della forza lavoro ha solo il titolo di licenza media.

"Quello che colpisce nella discussione di queste settimane – ha detto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è che si sostiene che gli insegnanti sono troppi, e nessuno si chiede ‘per fare cosa?’. Certamente è possibile fare razionalizzazioni per una maggior efficienza, a cominciare dalla proliferazione di indirizzi professionali ormai desueti, ma perché, per esempio, non ci si chiede anche che resa hanno avuto i finanziamenti alla scuola privata, che si sono moltiplicati negli ultimi anni senza nessun effetto positivo sul sistema?". "Se le opportunità di accesso alla cultura e alla qualità della vita sono scarse sui territori – ha sottolineato Cogliati Dezza – la scuola non può fare molto. Non a caso la forbice fra Nord e Sud del Paese emerge in molte delle indagini di Legambiente che si occupano della qualità territoriale".

Secondo l’indagine di Legambiente, infine, il 23,62% degli edifici scolastici necessita d’interventi di manutenzione urgente e solo poco più del 50% ha il certificato di agibilità statica e il certificato di prevenzione incendi. Con il taglio delle classi e una media di alunni a classe destinato ad aumentare, si avranno classi molto numerose che non potranno essere ospitare in aule troppo piccole o che difficilmente garantiranno idonei standard di sicurezza e qualità della convivenza.

"Eppure – ha concluso Vanessa Pallucchi – qui registriamo un dato positivo, perché rispetto al passato si è avviato un percorso mirato al risanamento e alla messa in sicurezza dei 41mila edifici scolastici italiani, con 1.300 milioni di euro stanziati per il triennio 2007-2009. Ci auspichiamo quindi che questo Governo sappia positivamente valutare e sostenere questa importante opportunità per le scuole di migliorare non solo la propria sicurezza, ma anche la propria sostenibilità, attraverso la possibilità di divenire produttrici di energia pulita con l’adozione di impianti ad energie rinnovabili, con un valore aggiunto di tipo economico e di utilità pubblica".

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