ISTRUZIONE. Anno accademico 2005/06, diminuiscono le immatricolazioni. Lo rileva l’Istat

Nel 2006, rispetto all’anno precedente, le immatricolazioni all’università sono diminuite del 4,5%. Secondo la nuova edizione di "Università e lavoro: orientarsi con la statistica", dell’Istat sono quasi 332 mila i giovani che nell’anno accademico 2005/06 si sono iscritti per la prima volta all’università rispetto ai 348nuka dell’anno precedente.

Nel 2005/06 la quasi totalità (92,9%) delle immatricolazioni è indirizzata verso i corsi triennali introdotti con la riforma, mentre il 5,7% delle matricole sceglie i corsi di laurea a ciclo unico (medicina, farmacia, architettura ecc.) e l’1,5% quelli previsti dal precedente ordinamento (essenzialmente i gruppi insegnamento e giuridico).

Gli abbandoni degli studi universitari o le interruzioni di frequenza avvengono generalmente all’inizio del corso di studi: un giovane su cinque non rinnova l’iscrizione al secondo anno. Circa il 40% degli studenti è fuori corso, mentre il 64% dei 289.155 laureati (in corsi di laurea triennali, tradizionali e a ciclo unico) ha concluso gli studi fuori corso.

Nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore indica un leggerissimo vantaggio per i diplomati (lavora il 21,9% contro il 21,1% dei laureati ). Tuttavia, la situazione cambia già nel secondo quinquennio dopo il conseguimento del titolo di studio: per i laureati 30-34enni la disoccupazione scende all’8,7%, mentre tra i diplomati di 25-29 anni si attesta al 10,7%. I corsi di laurea che favoriscono un inserimento lavorativo più rapido sono quelli del gruppo Ingegneria gestionale (a tre anni dalla laurea l’89% degli ingegneri gestionali ha un’occupazione continuativa), Ingegneria delle telecomunicazioni (88%) e Ingegneria aerospaziale e aeronautica (86%).

L’Istat ha inoltre indagato sulle opinioni dei giovani sulla riforma del sistema universitario. Nel 2004, a tre anni dall’introduzione della riforma, il 36% dei laureati nel 2001 risponde di non essere a conoscenza delle trasformazioni introdotte nell’offerta formativa. Tra quanti invece hanno affermato di conoscere la riforma universitaria è nettamente prevalente l’opinione che il nuovo sistema peggiorerà la preparazione culturale complessiva dei laureati (62,4%) e la qualità dell’offerta formativa (54,1%). È invece decisamente consistente la quota di quanti pensano che si ridurrà il fenomeno degli abbandoni (72,5%) e dei fuori corso (64,9%). Per il 45,4% la capacità dell’università di formare figure professionali adeguate al mercato del lavoro migliorerà, anche se è tutt’altro che irrilevante la percentuale di quanti pensano che peggiorerà (29,4%) o che resterà invariata (25,2%).

 

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