Il bisogno di educazione finanziaria in Italia

All’evoluzione del mondo dei servizi finanziari non è seguito un adeguato incremento nel livello di educazione nel settore tale da consentire a tutti gli utenti di coglierne benefici e vantaggi. Raggiungere un elevato grado di alfabetizzazione finanziaria significa, infatti, avere la cultura per poter scegliere prodotti e servizi più rispondenti alle proprie esigenze. In questo modo i consumatori possono incoraggiare il settore a sviluppare nuovi prodotti e servizi, ad aumentare la competizione tra gli attori presenti sul mercato, a promuovere l’innovazione e il miglioramento della qualità.

Consumatori più consapevoli sui temi finanziari tendono a risparmiare di più, il che, naturalmente, si ripercuote positivamente sul livello degli investimenti e sulla crescita economica.

Il nostro Paese, in particolare, si caratterizza per avere un elevato tasso di risparmio ma un basso livello di educazione finanziaria della popolazione: secondo una ricerca ISPO – PattiChiari, infatti, oltre il 70% dei risparmiatori italiani avverte una elevata percezione di inadeguatezza sui temi relativi alle decisioni finanziarie intesa come paura di sbagliare, senso di incompetenza, mancanza di strumenti per capire le notizie diffuse dai media.

Al basso livello di educazione finanziaria si accompagnano limitate potenzialità degli investitori italiani cui consegue – come in un circolo vizioso – una scarsa crescita economica del nostro Paese. Il risparmio rischia così di non trovare la migliore destinazione perché le scelte di allocazione sono spesso poco meditate, poco efficienti e poco consapevoli.

L’interesse della collettività e delle banche ad investire di più in educazione finanziaria prende le mosse proprio da queste premesse: un risparmiatore meno competente è più facile che diventi preda di operatori meno competitivi.

Per questo motivo PattiChiari quest’anno ha deciso di "investire" in educazione finanziaria.

 

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