Il bisogno urgente d’Europa e la retorica degli interessi nazionali, di P.V. Dastoli

Riceviamo e pubblichiamo integralmente l’editoriale a firma di Pier Virgilio Dastoli, direttore della Rappresentanza della Commissione europea in Italia, apparso sul sito della Commissione europea.

Una nostra lettrice ci ha inviato un messaggio di vibrata protesta sostenendo che non avevamo messo in evidenza sul nostro sito quel che l’Unione europea stava facendo in concreto per interrompere la spirale della violenza che è nuovamente scoppiata in Medio Oriente.

La protesta della nostra lettrice è in buona parte fondata anche se, presentando la nuova presidenza ceca, avevamo indicato che la situazione in Medio Oriente sarebbe stata la prima delle priorità del governo di Praga.

Evidentemente e alla luce di quel che sta avvenendo si tratta di parole, parole e solo parole di fronte alla drammatica spirale della violenza. Parole pronunciate del resto in un crescendo cacofonico di cui l’opinione pubblica europea si è resa purtroppo rapidamente conto assistendo all’impotente girandola di incontri che i leader europei, a vario titolo, hanno avuto in questi giorni fra Tel Aviv e Il Cairo.

Mentre i ministri europei pronunciavano parole, la Commissione europea stanziava ed inviava un milione e mezzo di euro in aiuti umanitari nella "striscia" (che orribile espressione geografica !) di Gaza perché al di là di questo l’esecutivo di Bruxelles non può e non è autorizzato a fare.

Del resto gli stessi ministri, pronunciando altre parole, hanno inizialmente messo in luce la loro impotenza di fronte alla nuova crisi energetica scoppiata ai confini fra la Russia e l’Ucraina mettendo a repentaglio i rifornimenti di gas in un inverno che si è annunciato particolarmente freddo.

"Vedo con preoccupazione – ha reiterato il presidente Napolitano a Parma nel presentare le memorie in italiano di Jacques Delors – il ripresentarsi della retorica degli interessi nazionali che conduce fatalmente alla contesa e al negoziato meschino e defatigante fra i governi" [link al discorso rintracciabile sul sito del quirinale].

Prendendo spunto dall’attuale cacofonia europea, Jacques Delors si è chiesto a Parma se la soluzione a tale stato di cose possa essere data dalle alchimie istituzionali del Trattato di Lisbona ("il modesto Trattato di Lisbona" lo ha definito il presidente Napolitano) ed in particolare dal presidente stabile del Consiglio europeo, un’ambigua figura istituzionale a metà strada fra il "chairman" di un consiglio di amministrazione e l’ "executive president" di un board societario.

Delors, ha detto il presidente Napolitano, è stato maestro nell’arte della paziente ricerca del consenso "nel rispetto degli equilibri in seno al triangolo istituzionale europeo…e dunque nel rispetto del ruolo dei governi nazionali e dei loro leader". Quasi rispondendo a questa descrizione del Capo dello Stato, Delors ha confermato il suo credo monnettiano ribadendo a Parma che "la Commissione deve essere al servizio dei governi nazionali".

Il fallimento del Libro Bianco del 1993, clamoroso alla luce dell’attuale crisi finanziaria, e l’iniziale cacofonia europea di fronte al conflitto energetico fra Russia e Ukraina così come l’impotenza europea in Medio Oriente mostrano che né l’arte della ricerca paziente del consenso né la visione monnettiana di un’amministrazione europea al servizio degli Stati nazionali possono trasformare il ruolo potenziale dell’Europa in azione effettiva.

Ci si dovrebbe chiedere invece se l’evoluzione della situazione mondiale richieda "artigiani altrettanto pazienti e sapienti di fronte alle resistenze e alle ambiguità persistenti di governi, forze politiche e leadership nazionali" (ancora il presidente Napolitano) che agiscano nel rispetto del minimo di innovazioni istituzionali che saranno introdotte – lo speriamo – dal Trattato di Lisbona o se non si debba ricorrere al metodo della differenziazione ovvero al salto verso l’Europa politica secondo la formula mitterrandiana "entre ceux qui voudront".

Ci si dovrebbe anche chiedere se la necessaria e urgente differenziazione possa essere realizzata seguendo l’ispirazione dell’ossimoro deloriano della "federazione degli Stati-nazione" (ovvero la creazione di un nucleo di paesi all’interno dell’Unione europea, che si faccia carico di competenze residue rispetto a quelle dell’Unione servendosi di un cerchio più ristretto di istituzioni comuni di natura inesorabilmente intergovernativa) o la formula prodiana della tela di Penelope (ovvero un salto verso un’Unione europea più integrata lasciando fuori gli Stati più reticenti).

Il superamento del metodo monnettiano fu del resto uno degli elementi principali della distinzione fra la politica della Commissione europea secondo l’ispirazione di Delors e la scelta fatta dal Parlamento europeo con il progetto di Trattato del febbraio 1984 secondo l’ispirazione di Spinelli. "Sachez oser, M. Delors!" disse del resto il federalista Spinelli al monnettiano Delors all’inizio del suo mandato di presidente della Commissione.

I dieci anni della presidenza Delors furono marcati anche da questo contrasto fra il rispetto degli equilibri istituzionali e l’esigenza di un salto in avanti. Come ha detto il presidente Napoitano, "il fattore tempo ed il fattore efficacia non rivestono agli occhi di qualcuno un’importanza cruciale".

È stata in questo spirito una ben grave mancanza di sensibilità storica ed istituzionale il fatto che il Collegio di Parma – nell’organizzare la presentazione delle memorie di Delors – abbia chiamato sul podio a dare testimonianza l’ambasciatore Calamia già rappresentante permanente italiano a Bruxelles negli anni di Delors, il prof. Mengozzi avvocato generale della Corte europea di Lussemburgo ed il prof. Monti già commissario europeo dal 1995 al 2004 ma abbia dimenticato di invitare un deputato europeo scegliendolo fra i tanti protagonisti del decennio deloriano .

Ciò dimostra che, nell’anno delle elezioni europee, anche nella ricca e colta provincia di Parma il germe della democrazia europea non abbia ancora messo radici.

Ad maiora !

Pier Virgilio Dastoli

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