“Inflazione verso deflazione”, di Paolo Sassetti

di Paolo Sassetti

Voi sapete che io seguo la massima secondo cui "leggere la ricerca degli altri è il modo più parsimonioso di fare ricerca". Applico questo principio sia nella ricerca finanziaria, sia nella ricerca tecnologica. Ovviamente, la ricerca degli altri deve essere ricerca intelligente. Voglio, qui sotto, offrirvene un utile esempio.

Premessa. E’ in corso un dibattito economico se l’espansione monetaria in corso nel mondo, e specialmente negli USA, determinerà un aumento dell’inflazione nel prevedibile futuro. Non è un dibattito astratto perchè ha delle serie implicazioni sulle scelte di portafoglio. Ho espresso, a chi me la ha chiesta, la mia preferenza per la tesi deflazionistica.

La ragione sintetica di questa preferenza risiede nel concetto che l’ingente liquidità finora immessa nel sistema finanziario tenta semplicemente di compensare la massiccia distruzione di ricchezza operata sui portafogli mobiliari ed immobiliari dai crolli di borsa e dall’inesigibilità dei titoli tossici. A meno che questa iniezione di liquidità sui tramuti in maggiore domanda aggregata, non vi è ragione per ritenere che spinga i prezzi delle merci verso l’alto. Da cosa è composta la domanda aggregata di un paese e della somma dei paesi del globo? Chi all’università ha dato l’esame di contabilità pubblica, sa che è costituita da G, la domanda pubblica di beni e servizi (pubblica amministrazione), da I, la domanda di investimenti (imprese) e da C, i consumi privati (famiglie).

Le strategie concertate dai principali paesi del mondo finora si sono limitate a ristabilire le precondizioni affinchè il sistema bancario internazionale possa tornare ad offrire credito e, in parte, hanno puntato anche al rafforzamento degli ammortizzatori sociali, onde non fare "cedere" troppo i consumi delle famiglie. Tuttavia, queste sono solo precondizioni per la ripresa economica. Di fronte alle serie difficoltà delle imprese manifatturiere è difficile ipotizzare che le banche – che sono anch’esse imprese – possano erogare credito troppo generosamente.

A parte limitati aumenti di spesa pubblica (G) non si capisce come investimenti e consumi privati possano recuperare a breve termine i livelli precedenti e, anzi, è prevedibile un ulteriore avvitamento al ribasso degli investimenti, causato dal crescere della capacità produttiva inutilizzata.

In altri termini, se la lezione della grande crisi del ’29 è stata messa in pratica, evitando gli errori del passato (ricordo che dopo il crollo di borsa del ’29 la FED restrise il credito), non sembra vedersi ancora un Teodoro Roosvelt all’orizzonte. Solo un’ ingente accelerazione della spesa pubblica potrebbe compensare la caduta di investimenti e consumi privati, ma non sembrano esserci le condizioni economiche e politiche per questa strategia. Solo la Cina oggi è nella condizione tecnica di poter decidere di impiegare le sue ingenti riserve in dollari per compensare la minore crescita delle esportazioni e per liberarsi di un "tesoretto" il cui valore futuro potrebbe essere messo in discussione dalla credito del debito americano. Solo una sostenuta crescita economica, infatti, può evitare alla nomenclatura comunista cinese di non essere spazzata via, come è successo a quella sovietica. A questi livelli di prezzo del petrolio, le bilancie commerciali di alcuni paesi produttori (ad esempio, il Venezuela) tornano in rosso e fanno mancare il loro contributo alla domanda internazionale. Tenete le cinture allacciate, e non leggete troppo i giornali…

Paolo Sassetti è un membro dell’AIAF (l’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari) dal
1989 e già membro del Comitato Scientifico della Rivista trimestrale dell’Associazione. Dopo esperienze al Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, in grandi gruppi industriali come Fiat, Ibm, Sgs, è diventato capo ufficio studi e capo gestore di Pasfin (ora BNP Paribas Italia). Successivamente è entrato alla Sopaf, una società leader nel capitale di rischio, dove ha creato un portafoglio di successo composto da investimenti internazionali di private equity e di fondi hedge and futures. Oggi è un investitore sistematico, consulente in investimenti alternativi per patrimoni familiari e consulente aziendale per aziende innovative. Tiene il primo corso italiano di ‘autodifesa finanziaria’.

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