Iperattività: bambini e psicofarmaci. Parliamone con Anna Oliverio Ferraris

Il caso del bambino di 12 anni "iperattivo" espulso da una scuola milanese e curato con il Ritalin, psicofarmaco ha destato l’attenzione del mondo della stampa, sollevando polemiche tra i genitori e dissenso da parte degli operatori socio sanitari e medici. HC continua l’approfondimento sul tema intervistando Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo, "La Sapienza" di Roma.

D. Che cosa è la sindrome Adhd e quali le cause?

R. Nei bambini la sindrome da "iperattività e deficit dell’attenzione" è associata a cambiamenti dell’organizzazione cerebrale. I risultati più recenti di studi scientifici rivelano che – rispetto alla media dei bambini della stessa età – sono più piccole del normale le aree frontali e temporali importanti per l’autocontrollo; mentre sono più grandi altre aree situate nella zona posteriore del cervello. Grazie a sofisticati programmi per l’analisi dei dati della risonanza magnetica, i ricercatori hanno scoperto che le alterazioni riguardano entrambi gli emisferi, nelle aree frontali e prefrontali. Precedenti studi, basati su metodologie meno raffinate, identificavano invece come "colpevole" soltanto l’area prefrontale dell’emisfero destro. Tuttavia con la crescita fisica e cerebrale (il cervello continua a svilupparsi fino a 20 anni) questo divario tende a ridursi.

D. L’utilizzo del farmaco Ritalin è normale prassi per la cura di questa malattia?

R. In Italia non lo è ancora come in altri Paesi (per esempio gli USA), anche se tra gli psichiatri e i pediatri alcuni lo utilizzano. Altri ritengono invece preferibile intervenire con strategie psico-pedagogiche, nel timore che il bambino si abitui a dipendere da un farmaco. Quando il disturbo è molto forte si può considerare di intervenire con il farmaco per un breve periodo (in modo da evitare l’instaurarsi della dipendenza), affiancando all’intervento farmacologico un intervento psico-pedagogico.

D. L’iperattività giustifica l’esplusione di un ragazzo dalla scuola?

R. In linea teorica ogni bambino dovrebbe trovare una collocazione nell’ambito scolastico, in pratica dipende dall’intensità del disturbo e dalle conseguenze. In alcuni casi il bambino iperattivo può ostacolare lo svolgimento delle normali attività scolastiche. Bisogna mettersi nei panni dell’insegnante che deve seguire una intera classe. Quando c’è un bambino iperattivo in classe la scuola deve fare un piano di intervento (avvalendosi dell’apporto di specialisti), cioè studiare un programma individualizzato che porti il bambino ad esercitare progressivamente su di sé (movimenti, iniziative, risposte ecc.) un maggiore controllo.

D. Quale lo scenario futuro nel campo psichiatrico per la cura e la sommistrazione dei psicofarmaci ai bambini affetti da iperattività?

R. C’è effettivamente, soprattutto negli Stati Uniti una tendenza ad usare i farmaci con i bambini iperattivi. E sulla base dei dati di ricerca indicati sopra, c’è anche l’obiettivo, da parte dei ricercatori, di individuare farmaci più specifici e più efficaci di quelli attuali.

a cura di Norma Zito

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