Istat: Italia frenata nel suo sviluppo

"L’Italia, pur essendo una delle economie più avanzate del mondo, è frenata nel suo sviluppo da vincoli strutturali che richiedono interventi di ampio respiro". E’ quanto ha detto il presidente dell’Istat Luigi Biggeri presentando oggi a Roma il Rapporto annuale sulla situazione Paese sottolineando come nel Paese "coesistano realtà economiche e sociali solide e avanzate ma anche aree deboli e di vulnerabilità dei contesti settoriali e territoriali, delle imprese e delle famiglie". Da una parte un miglioramento della finanza pubblica, una positiva bilancia commerciale. Dall’altra rallentamento della crescita economica, inflazione ed elevate differenze dei redditi a livello territoriale.

Luci e ombre dell’economia italiana

Nel 2007 il Prodotto interno lordo dell’Italia cresce dell’1,5%, con un risultato meno favorevole rispetto all’anno precedente: 1,8%. Il differenziale negativo di crescita dell’Italia rispetto alla media europea è dell’1%. La crescita dell’economia italiana c’è, ma rallentata. Secondo il rapporto, è merito soprattutto del lieve rafforzamento della dinamica dei consumi delle famiglie, aumentati dell’1,4%.

Per quanto riguarda il livello dei prezzi, "il 2007 è stato caratterizzato da una crescita dei prezzi al consumo contenuta nella media dell’anno, ma in netta accelerazione dopo l’estate", ha detto Biggeri. Ad aumentare soprattutto i prezzi dei beni. "I forti rincari – ha spiegato il presidente Istat – dei beni alimentari ed energetici hanno contribuito ad allargare il differenziale tra la dinamica dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto e quelli acquistati con media o bassa. L’inflazione pur riguardando tutto il Paese ha sperimentato una rapida accelerazione soprattutto al Sud, dove è stata l’1% in più rispetto al Nord.

Notizie positive per i conti economici delle amministrazioni pubbliche. Biggeri ha infatti parlato di "un miglioramento significativo". L’incidenza dell’indebitamento netto sul Pil è scesa all’1,9% rispetto al 3,4% dello scorso anno. Il debito pubblico in rapporto al Pil è passato dal 106,5 % del 2006 all’attuale 104 %.

L’occupazione cresce più lentamente

Segni di difficoltà caratterizzano il mercato del lavoro descritto nel Rapporto. Nel 2007 si contano poco più di un milione e mezzo di disoccupati un tasso di attività al 62,5% rispetto al 70,5% dello scorso anno. I divari territoriali sono molto accentuati: si va dal 69% del Nord al 52% del Mezzogiorno e dal 74% degli uomini al 51% delle donne. Tra gli inattivi ci sono sia i giovani, che gli adulti. Soprattutto le donne: tra i 25 e i 44 anni una donna ogni tre indica difficoltà nella ricerca del lavoro a causa dei carichi familiari.

"E’ pertanto necessario – ha suggerito Biggeri – arricchire la gamma di indicatori utilizzati per analizzare il mercato del lavoro. I disequilibrio tra domanda e offerta si manifesta in una pluralità di forme e assumono rilevanza obiettivi dell’innalzamento della partecipazione e utilizzazione del potenziale di lavoro".

Il Rapporto mette inoltre in evidenza le difficoltà nell’ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto per donne e giovani. "D’altro canto – ha proseguito il presidente Istat – in Italia il canale informale continua a essere quello più utilizzato per chi cerca un’occupazione".

Disparità e convergenze nei redditi e consumi delle famiglie

Ammonta a 2.300 euro mensili il reddito netto medio delle famiglie italiane nel 2005. Una media, però caratterizzata da un’ampia distribuzione disuguale dei redditi: il 50% delle famiglie ha guadagnato meno di 1.900 euro. Sono gli anziani a percepire i redditi più bassi.

Per quanto riguarda i consumi, nel 2006, la spesa media mensile familiare in Italia ha raggiunto i 2.461 euro, con un incremento del 21,5% in dieci anni. A gravare sui bilanci delle famiglie sono soprattutto le spese per abitazione: nel 2006 il 13% degli italiani sopporta un mutuo e paga in una rata di 559 euro al mese con un’incidenza sul reddito salita dal 16,5% al 19,2%. Nel complesso, le spese per l’abitazione di queste famiglie ammontano a 811 euro al mese contro i 702 del 2004.

Riprendono vigore le migrazioni interne

Tra il 2002 e il 2005 circa 1,3 milioni di presone si sono trasferite in Italia. La direttrice principale è sempre quella "sud-nord". Il Rapporto parla anche di "nuove" migrazioni con "nuove direttrici". "L’analisi – ha spiegato Biggeri – a livello di sistema locale del lavoro mette in luce l’esistenza di una rete che collega alcuni sistemi locali campani con nodi della Toscana e dell’Emilia-Romagna. Anche alcuni sistemi delle Marche attraggono popolazioni dal Sud". A muoversi in Italia sono anche gli stranieri.

Un puzzle etnico culturale senza precedenti

Al 1° gennaio 2008 gli stranieri residente in Italia sono 3,5 milioni, il 5,8% di tutti i residenti. Il nostro Paese è sempre di più un "puzzle etnico e culturale che non ha precedenti". Dal rapporto emerge infatti una prima peculiarità dell’immigrazione italiana: gli stranieri provengono da ogni area del mondo: Est europeo in maggior misura; ma anche Africa settentrionale, Asia e Centro e Sud America.

Altra caratteristica dell’immigrazione italiana è la crescita dei minorenni stranieri: al 1° gennaio 2007 ammontano a 666mila unità, quasi 80mila in più rispetto all’anno precedente. In aumento anche gli studenti di cittadinanza straniera: dopo essere più che raddoppiati negli ultimi cinque anni scolastici nel 2006/2007 hanno superato le 500mila unità.

Comments are closed.