LAVORO. “Alla ricerca di un lavoro dignitoso” con Silvana Cappuccio, autrice di “Glokers”

Ieri 7 ottobre si è celebrata la Giornata internazionale del lavoro dignitoso; una Giornata voluta sia dal sindacato internazionale sia da quello europeo e dedicata a tutto il mondo del lavoro. Perché lo sfruttamento e le condizioni di lavoro disagiate non riguardano solo i Paesi poveri e in via di sviluppo, ma affliggono, oggi soprattutto, il mondo "globalizzato".

Help Consumatori ha approfondito il fenomeno con Silvana Cappuccio, sindacalista della CGIL e responsabile del Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza della Federazione Internazionale dei Lavoratori del Tessile, dell’Abbigliamento e del Cuoio, che ha sede a Bruxelles, nonché autrice del libro "Glokers. Viaggio nel mondo alla ricerca del lavoro dignitoso" edito dalla Ediesse, pubblicato ad aprile 2008, con prefazione del Segretario Generale della CGIL Guglielmo Epifani.

Ci parli del suo libro.

"Glokers" ovvero global workers, cioè lavoratori della globalizzazione, è un libro che nasce dall’esperienza che sto facendo da circa 13 anni presso la Federazione Internazionale dei sindacati Tessili, dell’Abbigliamento e del Calzaturiero. Questa esperienza mi ha consentito di viaggiare in parecchi paesi del mondo, soprattutto in Paesi in via di sviluppo come l’Africa sub-sahariana, Asia, America centrale e Sud America. E’ un’esperienza sindacale, quindi un’esperienza finalizzata alla tutela delle lavoratrici e dei lavoratori e al rispetto dei diritti e degli interessi che li riguardano; è soprattutto un lavoro che mi ha consentito di entrare in contatto diretto con le persone e con i loro problemi. Il settore tessile in cui lavoro è un settore prevalentemente di donne e questo ha favorito sicuramente una conoscenza diretta in maniera più semplice, soprattutto in Paesi particolari, come quelli del mondo musulmano, questo mi ha facilitato nell’accesso alla conoscenza delle condizioni reali del mondo del lavoro e della vita dei lavoratori. Il libro raccoglie delle storie, delle fotografie e delle riflessioni sulla globalizzazione, senza alcuna pretesa di esaustività sulla lettura dei grandi fenomeni, ma piuttosto ricordando quelle che sono state le impressioni e le conoscenze acquisite nel corso dei viaggi. I fenomeni che vengono presi in considerazione vanno dalle migrazioni, che non avvengono più dalla parte Sud alla parte Nord del mondo, ma che adesso si svolgono in modo molto diverso, direi inimmaginabile rispetto ad alcuni anni fa. Ad esempio dal Sud-Est asiatico al Medio Oriente. Gli altri fenomeni che "Glokers" prende in considerazione sono il lavoro dei bambini, la moltiplicazione delle zone franche, il lavoro sia nelle piccole imprese, come quelle piccolissime a conduzione familiare o le forme di lavoro a domicilio, sia il lavoro nelle realtà delle grandi multinazionali. Ancora, ho cercato di mettere in evidenza alcune situazioni totalmente nuove, come può essere quella della presenza cinese in Asia, che assume di giorno in giorno, sempre più i caratteri di una vera e propria penetrazione e su cui il libro evita comunque di concludere con dei giudizi. Mi sono sforzata quindi di presentare gli elementi di problematicità, di novità, di trasformazione senza trarre delle facili conclusioni. Un elemento che attraversa un po’ la rappresentazione di tutte le esperienze è l’attenzione posta alle questioni di genere, quindi alle differenze tra come i fenomeni vengono vissuti dalle donne e dagli uomini e alla protezione della salute e della sicurezza nelle fabbriche spesso carente e su cui viene posta scarsa attenzione da parte di tutti. Quindi un’attenzione sui rischi a cui sono esposti le lavoratrici e i lavoratori anche in termini di precarietà, di vulnerabilità, soprattutto in seguito ai processi di globalizzazione.

Ma lei pensa che questo fenomeno di precarietà e di sfruttamento sia legato strettamente alla globalizzazione o è un fenomeno più antico, che esiste da secoli e viene messo più in evidenza adesso, con l’accentuarsi di alcune dinamiche proprie della globalizzazione?

Il libro riporta molte situazioni di mortificazione e di mercificazione della persona. Io pongo un forte accento sul fatto che non si tratta di un destino, non è quindi una situazione che si verifica per caso, ma è l’espressione di uno squilibrio che esiste tra l’economia, quindi il profitto e il capitale da una parte e il lavoratore dall’altra. E la globalizzazione così com’è oggi, cioè una globalizzazione sfrenata dei mercati, senza regole favorisce e acuisce questi grandi squilibri.

E’ possibile porre rimedio?

Certo è possibile porre rimedio, ma attraverso delle scelte politiche, quindi la volontà politica è fondamentale. La globalizzazione ovviamente è un fenomeno nuovo, ma nasce da lontano. Fenomeni di internazionalizzazione dei mercati esistevano già più di un secolo fa. Io comunque non credo che si possano leggere i fenomeni contemporanei solo con gli strumenti del passato. Prima parlavo di penetrazione cinese nel continente africano; molti la interpretano come una nuova colonizzazione. Io non credo che sia possibile parlare di nuova colonizzazione senza cadere nell’errore di fare una semplificazione. Io credo che siano situazioni nuove e che si debbano affrontare con strumenti nuovi, innanzi tutto con delle regole sovranazionali. Proprio per questo è più che benvenuta una Giornata Internazionale di attenzione all’obiettivo del lavoro dignitoso, perché occorre una politica globale che metta al centro delle sue finalità il lavoro e il rispetto della persona, che significa lavorare in condizioni dignitose, con salari adeguati, con la protezione della salute e della sicurezza, con orari che siano rispettosi della persona in maniera tale da poter avere accesso ad una vita che possa essere vissuta con dignità.

Quali sono i soggetti responsabili di questa politica globale? L’Unione Europea può proporsi come parte importante per affrontare questo fenomeno a livello internazionale?

Come dicevo prima tutto questo non è il risultato di una casualità, ma di una volontà politica. Quindi innanzi tutto sono i Governi e le scelte che vengono effettuate a cominciare da quelle nazionali. Per il momento esiste un’Unione Europea dei mercati, ma non esiste un’Unione Europea sociale. Esistono degli esempi concreti di come questo dia luogo a situazioni di sfruttamento. Pensiamo alla proliferazione delle zone franche, cioè di quelle zone che nascono a favore delle multinazionali, però sulla base di accordi governativi. Queste zone usufruiscono di esenzioni sul piano fiscale, ma anche sul piano della normativa internazionale; sono cioè esenzioni accordate alle multinazionali a discapito della collettività. Quindi il Governo fa accordi finalizzati esattamente al contrario di quello che dovrebbe perseguire, creando delle situazioni di sfruttamento a discapito della collettività. Purtroppo la gente di questo non ne sa niente. Bisognerebbe avere la consapevolezza che là dove sono state create zone franche hanno portato a situazioni di impoverimento.

a cura di Antonella Giordano

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