LAVORO. Fiat, Adusbef e Federconsumatori: “Pronti al boicottaggio delle produzioni”

Si partirà con il voto degli operai dei turno di notte, questa sera alle 22, per terminare domani sera. Sul banco, l’accordo per il futuro dello stabilimento Fiat di Mirafiori e lo scontro fra la proposta dell’amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne e la Fiom, che voterà "no". E fanno discutere, oltre ai termini dell’accordo, anche le parole di ieri del premier Silvio Berlusconi, per il quale se il referendum bocciasse l’intesa "le imprese e gli imprenditori avrebbero buone motivazioni per spostarsi in altri paesi". Parole che trovano l’aperta contrarietà di Adusbef e Federconsumatori, che si dichiarano pronte anche al boicottaggio delle produzioni se si proseguirà con comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori.

Affermano infatti le due associazioni: "Qualora si dovessero protrarre gravi iniziative di lesione di diritti costituzionalmente garantiti, Adusbef e Federconsumatori sono pronte a mettere in campo strumenti non solo di denuncia, ma anche vere e proprie iniziative di boicottaggio di quelle produzioni". Le parole del presidente del Consiglio sono giudicate "del tutto inaccettabili. Non solo perché, per quanto riguarda gli aspetti contrattuali in discussione, ha deciso di sposare interamente una sola parte in causa, come al solito, quella più potente, ma anche perché, così facendo, avalla l’ipotesi di espatrio di una produzione così importante per il nostro Paese, che dà lavoro a migliaia di lavoratori diretti ed indiretti. Piuttosto che uscirsene con "sparate" degne di chi nutre disprezzo verso il nostro Paese, – aggiungono le due associazioni – sarebbe stato decisamente più produttivo ed appropriato che il capo del Governo avesse agevolato, come suo compito, un confronto serio e sereno sul piano industriale, promuovendo gli investimenti necessari allo sviluppo della produzione, così come Obama per la questione Chrysler e la Merkel per la Opel".

Conclusione: "Con le sue parole, il premier avvalora una vergognosa vertenza che non si limita a mettere in discussione importanti diritti, ma che nega, nei fatti, la strategia fondamentale che deve caratterizzare un Paese come il nostro, e cioè che la competizione internazionale deve essere vinta essenzialmente per la qualità delle proprie produzioni".

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