LAVORO. Imprenditoria giovanile: in 5 anni persi 64.000 posti

In 5 anni, dal 2006 al 2011, i giovani (under 30) imprenditori italiani sono diminuiti di 64.000 unità (pari ad un calo del 16,4%) e solo nell’ultimo anno c’è stato un calo di 7.800 unità. L’area più colpita da questa moria è il Nordest (con un -22,9%), in particolare l’Emilia Romagna (-24,6%), mentre al Sud le incidenze di imprenditori giovani sul totale sono le più elevate. Commercio, costruzioni, alberghi e ristoranti sono le attività a maggiore vocazione giovanile, mentre nell’industria si registra una vera e propria fuga, soprattutto nel settore manufatturiero.

Sono alcuni dei numeri di uno studio di Datagiovani che ha esaminato le evoluzioni del numero di imprenditori giovani attivi a giugno 2011 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ed al 2006. La perdita di imprenditori giovani nell’industria va certamente ricondotto anche ai processi di deindustrializzazione e alla crisi economica che ha colpito particolarmente il comparto produttivo, ma certo non vi è stata una "riconversione" completa verso altri settori. Lo testimonia il -21% dell’agricoltura, il -14% delle costruzioni ed il -9% dei servizi. Tra le 20 province con il più alto numero di imprenditori under 30 ci sono Cuneo (in testa con 65,6 imprenditori ogni 1000 giovani), Prato, Savona, Reggio-Emilia e Parma. Ma sono proprio queste ultime due che hanno registrato le maggiori flessioni in termini di imprenditorialità giovanile: Reggio Emilia (-24), Parma (-21). La gran parte delle provincie del Sud invece ha mantenuto molto più stabile il rapporto tra giovani imprenditori e popolazione giovane.

 

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