LAVORO. La conoscenza diretta funziona meglio della raccomandazione. Indagine Unioncamere

La conoscenza diretta dell’aspirante lavoratore, magari già testato attraverso precedenti tirocini, stage o contratti di lavoro a tempo determinato, è il canale di assunzione preferenziale per le aziende italiane e sembra destinato ad affermarsi maggiormente nel 2008, in crescita di 5 punti percentuali rispetto a quello dichiarato nel 2007. Oltre il 77% delle imprese, al momento di assumere una nuova risorsa, partono da chi conoscono direttamente o hanno già in casa, oppure da candidati che hanno saputo presentarsi in modo efficace.

Lo ha evidenziato l’indagine Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, secondo la quale il 35,2% delle aziende italiane con almeno un dipendente ha dichiarato di preferire tale modalità per la ricerca e la selezione del personale. Il dato più alto si registra al Sud, con un valore medio del 43,9%. Per un altro 25,3% delle imprese, poi, la selezione avviene principalmente facendo ricorso alle banche dati aziendali, nelle quali confluiscono i curricula dei candidati. Mentre la conoscenza diretta del candidato favorisce l’assunzione nelle aziende con meno di 50 dipendenti, quella del curriculum in banca dati facilita l’ingresso nelle imprese più grandi, toccando percentuali comprese tra il 43% e il 49%. Infine, soprattutto per le imprese di piccola dimensione sembra funzionare ancora bene il "passa parola", ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti (16,6% nel complesso e 18,3% per le micro-imprese con meno di 10 dipendenti).

Meno efficace è invece la "classica" raccomandazione. Infatti ben il 62% degli imprenditori intervistati dichiara di non ricevere di norma raccomandazioni nelle proprie attività di selezione del personale; ed un altro 28,9% afferma di riceverne raramente. Sommando queste due percentuali si ottiene che per il 90,9% delle imprese la raccomandazione non rappresenta affatto un fenomeno rilevante per i processi interni di selezione del personale. Solo il 9,1% degli imprenditori dichiara di ricevere "frequentemente" delle raccomandazioni. In definitiva le imprese – che devono confrontarsi con mercati sempre più competitivi – sono alla "ricerca dei talenti", e per questo merito e caratteristiche soggettive, quali la passione per il lavoro, una flessibilità organizzativa, la capacità di affrontare con successo gli imprevisti, contano sempre più delle sole relazioni.

Su questo punto si riscontrano differenze tra centro-nord e sud, tra industria e servizi, tra piccole e grandi imprese: la raccomandazione risulta praticata più frequentemente al Sud (10,8%, contro il 7,4% del nord ovest, l’8,7 del nord est, il 9,6% del centro), nei servizi piuttosto che nell’industria (10% contro il 7,9%), nella piccola e media impresa (tra il 9% e il 10,7%) più che nella grande (dove la raccomandazione "frequente" tocca il minimo del 5,3% ).

Diversi sono i dati che riguardano gli altri canali di assunzione: i Centri per l’Impiego, che hanno ereditato le funzioni degli ex uffici di collocamento, pur migliorando la propria posizione rispetto agli anni passati, rappresentano il principale canale di ricerca e selezione solo per il 5,6% delle imprese italiane (il 7,1% nelle regioni del nord est e il 7,7% in quelle del centro). Relativamente poco utilizzate dalle imprese anche le inserzioni sulla stampa (6,8%), le società di somministrazione di lavoro temporaneo (ex lavoro interinale, preferite solo dal 3,6% delle imprese), le società specializzate in selezione del personale e le associazioni imprenditoriali (2,1% nel complesso, ma 11,9% per le grandi imprese con oltre 500 dipendenti).

Marginali per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro risultano, infine, i siti Internet che vengono considerati la modalità principale di ricerca soltanto dall’1,2% delle imprese. Resta il fatto che il mercato del lavoro italiano deve ancora trovare un sistema efficiente per fare incontrare domanda e offerta di lavoro, considerato che il sistema pubblico – nonostante i progressi compiuti soprattutto in alcune regioni del Centro-Nord – riesce a soddisfare quote ancora marginali di imprese alla ricerca di risorse umane; che anche le altre organizzazioni private impegnate su questo versante riescono ad incidere poco e solo su target ristretti (anche in relazione costi che i servizi professionali di recruiting comportano); e , di conseguenza, che la maggior parte delle imprese è costretta al "fai da te" dei canali informali, delle reti fiduciarie e delle banche dati aziendali. Anche per questo motivo le aziende denunciano ancora difficoltà di reperimento per il 26,2% delle nuove potenziali assunzioni ed il tempo che occorre per coprire un posto di lavoro vacante è mediamente pari a 4,2 mesi.

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