LAVORO. L’occupazione cresce con gli atipici

Arriva dai lavori atipici la spinta alla crescita dell’occupazione. Il contributo che deriva dai contratti "non standard" copre infatti quasi i due terzi della crescita complessiva. In base ai dati contenuti nel rapporto sull’economia italiana dell’Isae, nel primo trimestre di quest’anno, il numero di occupati ha continuato a crescere, raggiungendo quota 22 milioni 747 mila unità.

L’altro elemento che emerge dal quadro tracciato dall’Isae e che, mentre il lavoro autonomo fa registrare una flessione dello 0,5%, a spingere la crescita è il lavoro dipendente (+2,5% tendenziale, 402mila unità), e in particolare l’occupazione cosidetta atipica. Nel complesso, l’incremento dei posti di lavoro con contratti non standard in un anno è stato pari a 279 mila unità, con un balzo in avanti del 7,7%. L’Isae ha anche misurato quanto l’occupazione atipica contribuisce alla crescita del lavoro dipendente, e il suo "peso" copre 1,7 punti su un totale di 2,5 punti percentuali, ossia quasi il 70% della nuova occupazione complessiva.

In particolare, il rapporto mette in evidenza un rilevante incremento dei rapporti di lavoro a termine: la crescita è stata di 211 mila unità rispetto a un anno prima, pari all’11%. Tanto che questo segmento rappresenta il 12,7% dell’occupazione dipendente, un punto percentuale in più rispetto a un anno prima. La crescita dell’occupazione temporanea ha coinvolto tutte le ripartizione territoriali, si registra sia nell’industria che nei servizi e, come presumibile, è più marcata tra i giovani dai 15 ai 24 anni.

Si è registrato anche un nuovo rialzo dell’occupazione a tempo parziale: i part time sono saliti di 106 mila unità, il 4,9% in più su base annua. Un rialzo che ha riguardato soprattutto le donne, la cui incidenza in quest’ambito ha raggiunto il 26,4%.

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