LAVORO. Rapporto Isfol: “Aumenta l’occupazione ma rapporti più precari”

Nonostante recenti difficoltà dell’economia e la riforma dell’assetto normativo delle forme di lavoro, si sono registrati miglioramenti nei volumi dell’occupazione, mentre permangono luci ed ombre sugli aspetti attinenti alla qualità e la composizione dei rapporti di lavoro. E’ quanto emerge dal Rapporto Isfol (Istituto per la Formazione dei Lavoratori) 2006 oggi presentato a Roma. L’indagine mette in luce le strategie comunitarie in tema di istruzione, formazione, occupazione e coesione sociale e i dati non solo del mercato del lavoro ma anche dell’istruzione e formazione.

Sulla situazione italiana del mercato del lavoro il rapporto riporta i dati più recenti riferiti al secondo trimestre 2006 e ricavati dalle stime Istat, che mostrano un incremento del numero di occupati, rispetto allo stesso periodo del 2005, di 536 mila unità. Riprende a crescere l’occupazione nel Mezzogiorno, con 144 mila unità in più rispetto al secondo trimestre 2005 (+2.2 %). contributi rilevanti alla crescita dell’occupazione derivano dalla componente straniera (+162 mila unità) e dalle persone di 50 anni e oltre (+242.000). Nel 2005 i lavoratori dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato sono passati dai 12.739.000 del 1995 ai 14.507.000 del 2005, mentre i dipendenti con contratto di lavoro a tempo determinato sono aumentati nello stesso periodo da 1.564.000 a 2.027.000, passando dal 10,9% al 12,3% del totale dei lavoratori dipendenti.

Il lavoro dipendente a termine è divenuto, nel periodo compreso tra il 2002 e il 2005, più precario, seppure in misura lieve. La propensione alla conversione dei contratti a termine in occupazione permanente è diminuita in due anni di oltre 6 punti percentuali, mentre il rischio per i lavoratori a tempo determinato di rientrare in condizioni non occupazionali è passato dall’11,2 % del 2002-2003 al 20,7 % del 2004-2005. La quota di contratti a termine convertiti in 12 mesi in rapporti di lavoro a tempo indeterminato è passata per i giovani dal 39 % al 25,3 %, mostrando che il lavoro a termine ha perso in parte la funzione di agevolare l’ingresso nel mercato del lavoro per i giovani .Tra i contratti a termine introdotti o riformati dalla legge 30/2003 si osserva una ancora scarsa propensione all’utilizzo del contratto di inserimento (43 mila lavoratori), cui le imprese sembrano decisamente preferire il nuovo apprendistato.

Per quanto riguarda l’istruzione e la formazione il rapporto rileva un alto livello di partecipazione di giovani ed un miglioramente del loro livello di qualificazione, nonostante il nodo irrisolto della dispersione scolastica. In particolare, il tasso di scolarità secondaria superiore, nell’anno scolastico 2004-2005 ha raggiunto il 92,3% dei giovani tra i 14 e i 18 anni. E mentre la scolarità decresce con l’innalzarsi dell’età: si passa dal 98,3% dei 14enni al 71,7% dei 18enni, si registra un aumento del 4,5% la quota dei giovani iscritti ai licei; mentre diminuisce dell’1,6% il numero degli iscritti agli Istituti tecnici, -0,8% quello degli Istituti professionali.

Nel rapporto anche una sezione dedicata all’università: in aumento gli iscritti all’università, in rapporto alla popolazione 19-23enni: il 59,1% contro il 58,2% del 2004-05. Aumenta dell’1,5% la percentuale degli immatricolati (19-20enni), che si attesta al 56,2%. In particolare gli immatricolati ai corsi di laurea di I livello scelgono i gruppi disciplinari di tipo scientifico per il +10,3% nel 2005-06 rispetto all’anno precedente; +4,4% per il gruppo statistico-economico; diminuiscono gli immatricolati al corsi di laurea del gruppo politico-sociale (-2,5%), giuridico (-3,2%) e soprattutto il gruppo medico (-8,11%).

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