LAVORO. Sentenza della Corte Ue: non assumere un dipendente in base all’etnia è una discriminazione

Da oggi un datore di lavoro non potrà più decidere di non assumere un dipendente a causa della sua etnia d’origine. Se dovesse farlo, in assenza di un denunciante identificabile, compierà un atto discriminatorio diretto. Lo ha deciso oggi la Corte di Giustizia Ue che ha emesso una sentenza, in seguito ad un caso sollevato il Belgio. La società Feryn, specializzata nell’installazione di porte da garage applicava una politica di assunzione discriminatoria, spinti dalle dichiarazioni del direttore dell’impresa, secondo cui non si potevano assumere operai di una determinata origine etnica (alloctoni) a causa delle reticenze della clientela a farli accedere alla propria abitazione privata durante i lavori. Il legislatore belga ha sollecitato la Corte Ue a chiarire la legittimità di tali dichiarazioni.

In base alla direttiva comunitaria che mira ad eliminare le discriminazioni fondate su razza o origine etnica, al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento, la Corte ha considerato tali comportamenti come discriminazioni dirette, e per questo sanzionabili.

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