LEGALITA’. Cittadinanzattiva lancia proposta di legge contro la corruzione

Approvazione del disegno di legge per la confisca e l’uso sociale dei beni provenienti da reati di corruzione nella pubblica amministrazione; creazione di un’Agenzia indipendente per la confisca e l’attribuzione dei beni provenienti da reati di mafia; adozione dei Patti di integrità per le gare di appalto nella P.A.; riforma dell’Alto commissario contro la corruzione; controllo civico degli appalti; tutela delle vittime dei reati della corruzione; adozione del Codice europeo di comportamento per gli eletti. Sono queste le proposte per combattere la corruzione in Italia, lanciate oggi da Cittadinanzattiva, nel corso di una conferenza stampa al Senato, alla quale hanno partecipato anche il senatore Nuccio Iovene e l’onorevole Valdo Spini, primi firmatari al Senato e alla Camera della proposta di legge promossa da Cittadinanzattiva nel giugno del 2004 in collaborazione con Libera, Transparency international e Avviso pubblico.

La legge prevede in sostanza di estendere ai delitti di corruzione, il sequestro e la confisca preventiva dei beni e il loro riutilizzo sociale (legge antimafia 109/96), al fine di contrastare la corruzione nella P.A.. Ad oggi è stata firmata da circa 50 parlamentari.

"La corruzione rappresenta la patologia più grave e diffusa della pubblica amministrazione" ha detto Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "Riaffermare la cultura della legalità è indispensabile per garantire il buon funzionamento dei servizi pubblici, ma anche per stimolare la competitività nel sistema sociale ed economico del Paese".

I dati sono allarmanti: il costo della corruzione in Italia è pari a circa settanta miliardi di euro, equivalenti al 2,5% del nostro prodotto interno lordo. Il nostro Paese è al 41° posto nella classifica mondiale stilata da Transparency International relativa alla trasparenza (siamo penultimi in Europa, preceduti solo dalla Grecia) e, nel corso del 2005, il 50% dei
cittadini italiani ritiene che sia aumentato il livello di corruzione nel nostro Paese. L’amministrazione pubblica è il luogo privilegiato della corruzione, in modo particolare nella gestione di beni e servizi condivisa con privati: concessioni edilizie, licenze, autorizzazioni al commercio, concessioni di crediti o finanziamenti agevolati.

Le proposte in sintesi

1. Approvazione del disegno di legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni provenienti da reati contro la Pubblica Amministrazione.
Chiediamo ai deputati e ai senatori, nonché ai membri del Governo, di sostenere, secondo le modalità più opportune, l’iter per l’approvazione del disegno di legge dal titolo: "Modifiche all’art.12-sexsies del D.L. 8 giugno 1992 convertito con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992 n. 356 in materia di sequestro e confisca dei beni per taluni delitti contro la
pubblica amministrazione e loro uso sociale".

2. Creazione di una Agenzia indipendente per la confisca e l’attribuzione dei beni provenienti da reati di mafia.
In occasione del decennale della legge 109/96 chiediamo l’istituzione di un’Agenzia ad hoc per la gestione dei beni confiscati alla mafia, sostituendosi nel compito all’Agenzia del Demanio, che è gravata da mille impegni e poche risorse. La nuova Agenzia dovrà essere composta da rappresentanti di tutti gli attori interessati, comprese le organizzazioni di tutela e dovrà lavorare a stretto contatto con le organizzazioni civiche presenti sul territorio. I fondi per il funzionamento dell’Agenzia (ristrutturazione dei beni confiscati per il loro celere utilizzo) potrebbero essere recuperati sia attraverso uno stanziamento ad hoc delle risorse economiche sequestrate, ma anche dalla alienazione di alcuni dei beni confiscati, con stretti vincoli di bilancio e di destinazione di uso.

3. Adozione del Codice Europeo di comportamento per gli eletti
Chiediamo a tutti i Presidenti dei Consigli comunali, provinciali e regionali di adottare, quale parte integrante dello Statuto comunale, il "Codice europeo di comportamento per gli eletti locali e regionali". Tale codice è stato promosso dal Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d’Europa, organismo che rappresenta gli eletti locali dei Paesi membri, in seguito al moltiplicarsi degli scandali giudiziari in cui sono implicati responsabili politici a livello locale e regionale. L’idea è che la definizione degli obblighi etici che gravano sugli eletti locali e regionali in un Codice di condotta permetta di chiarire il loro ruolo e la loro missione e di accrescere il rapporto di fiducia fra la classe politica (locale e regionale) e i cittadini. Non risulta che tale Codice sia diventato normativa cogente per nessun eletto in Italia.

4. Adozione dei Patti di Integrità
Chiediamo a tutti i Presidenti dei Consigli comunali provinciali e regionali, nonché ai dirigenti delle Aziende sanitarie locali e dei servizi pubblici locali, di adottare, quale regolamento per gli appalti il Patto di integrità elaborato da Transparency International. Il Patto di Integrità è un documento che l’Ente richiede nelle gare d’appalto e prevede un controllo incrociato e sanzioni nel caso in cui qualcuno cerchi di eluderlo. Il Patto di Integrità è immediatamente applicabile, non comporta appesantimento burocratico per i partecipanti alla gara né comporta alcun costo o onere. Il suo inserimento nelle gare di appalto contribuisce all’aumento della cultura della concorrenza, purtroppo ancora scarsamente presente tra le imprese che partecipano alle gare indette dalla Pubblica Amministrazione. Le esperienze realizzate in alcune amministrazioni del Nord hanno dato esito positivo. Dal 2001 alcuni tra i Comuni italiani più importanti, quali Milano, Genova e Varese hanno adottato i Patti di Integrità, con risultati estremamente soddisfacenti. Il Comune di Milano, per esempio, ha escluso dalle gare di appalto oltre 90 imprese per un importo delle gare interessate che ammonta a 58 milioni di euro. Le gare in cui sono avvenute esclusioni ammontano a 283 (dati aggiornati al 10.12.2004). Le esclusioni sono state confermate in sede cautelare e di merito dal Tar Lombardia. Sulla legittimità delle medesime si è pronunciato anche il Consiglio di Stato.

5. Restituire indipendenza all’Alto Commissario contro la corruzione
Chiediamo al Governo italiano di ripensare il ruolo e le modalità di scelta dell’Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione. Questa figura va ripensata, nel rispetto delle direttive ONU, come autorità anticorruzione indipendente. Fino ad oggi l’Alto Commissario è stato nominato direttamente dal Governo con una evidente limitazione della sua indipendenza rispetto alle istituzioni politiche che dovrebbe controllare. Si può prevedere, inoltre, che esso sia composto da rappresentanti delle organizzazioni civiche e delle associazioni dei consumatori, che abbia articolazioni in ogni provincia presso gli Uffici territoriali del governo (Prefetture) e che assuma compiti di Osservatorio sulla legalità per
monitorare realmente i fenomeni e concorrere al recupero delle risorse necessarie per il rilancio dello sviluppo del paese.

6. Tutelare le vittime dei reati
All’interno di una più ampia riflessione sullo stato della giustizia penale e sulla necessità di ripensare dopo anni di immobilismo e confusione l’intero processo penale, occorre provocare nuove iniziative per dare centralità alle vittime dei reati. Chiediamo, in particolare, che vengano riconosciuti alle vittime dei reati parità di diritti nell’iter processuale, adeguata accoglienza in relazione alla tipologia del danno subito, riconoscimento di un congruo risarcimento.
Chiediamo di capire se è ancora attiva e operante la Commissione sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati, istituita nel 7 marzo 2002 e di rendere pubbliche le informazioni gli atti relativi al lavoro svolto dalla Commissione.

7. Controllo civico degli appalti di servizi, forniture e lavori
La filosofia di fondo della proposta è che soltanto l’esercizio della vigilanza sull’operato dei poteri pubblici da parte dei cittadini fornisca la garanzia che i diritti siano tutelati e che la corruzione non attecchisca. L’intento, dunque, è quello di estendere al massimo il grado di partecipazione dei cittadini, dal momento della valutazione del fabbisogno di servizi, alla loro configurazione, al momento del controllo sulla esecuzione delle prestazioni messe in appalto. Ma queste modalità di partecipazione possono essere estese anche agli appalti di forniture e di lavori.

 

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