LIBERALIZZAZIONI. Concorrenza, Codacons denuncia all’Antitrust i settori a rischio

"Nonostante la legge Bersani sulle liberalizzazioni da diverse settimane è in atto un diffuso, arbitrario e illecito tentativo di aggirare le norme contenute nella legge, con l’obiettivo di mantenere posizioni di rendita degli ordini professionali e concentrazioni dei servizi nelle mani dei poteri forti". È questa la denuncia del Codacons, che propone al Governo l’istituzione di un ufficio di coordinamento tra i vari ministeri, finalizzato ad avviare iniziative a favore della concorrenza.

L’associazione ha presentato uno studio sulla concorrenza all’Antitrust sui settori a rischio concorrenza, come le farmacie, le assicurazioni, le banche, la telefonia e gli avvocati. Per quanto riguarda le farmacie, per esempio, il Codacons segnala che la legge sulle liberalizzazioni consente di vendere nei supermercati prodotti parafarmaceutici, farmaci da banco e da automedicazione, ma che numerose segnalazioni provenienti dagli esercenti l’attività di vendita "evidenziano il tentativo evidente, da parte delle aziende farmaceutiche, di impedire la realizzazione degli effetti perseguiti dalla recente legge Bersani".

Anche il provvedimento della legge Bersani che sopprime l’esclusiva dell’agente di assicurazioni (che diventa plurimandatario) e consente al consumatore di scegliere fra varie proposte di diverse compagnie e intermediari, è a rischio secondo l’associazione: "Le Assicurazioni hanno fortemente criticato il decreto, mancando di considerare la sempre promessa ma mai effettuata diminuzione delle tariffe, nonostante una diminuita sinistrosità anche per effetto di significativi provvedimenti legislativi, quali il nuovo sistema di patente a punti e l’obbligo del casco sulle 2 ruote".

Infine, in materia di professioni, tra le novità di maggiore rilievo della legge sulle liberalizzazioni, il Codacons ricorda l’abolizione delle tariffe minime e del divieto "anche parziale, di svolgere pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le caratteristiche del servizio offerto, ecc". "Assai discutibile – dice l’associazione – appare la forte resistenza del Consiglio nazionale Forense, organismo di rappresentanza istituzionale dell’avvocatura. In particolare la circolare n°22 C 2006 del Consiglio Nazionale Forense assume toni velatamente intimidatori", quando "sembra "avvertire" l’intera categoria di avvocati (composta da circa 130.000 professionisti) sotto l’incombenza di sanzioni disciplinari".

Comments are closed.