LIBERALIZZAZIONI. FEF: troppo lente quelle del settore farmaceutico

"Le liberalizzazioni nel settore farmaceutico? Lettera morta nei pensieri di istituzioni e autorità competenti". Così la Federazione Esercizi Farmaceutici (FEF) in un comunicato, sottolineando la lentezza del sistema nell’imminenza delle prossime elezioni politiche. Molte le questione irrisolte. Tra queste, "il mancato "switch", ossia il passaggio di tante specialità medicinali da farmaco etico a medicinale non soggetto a ricetta.

"Dopo oltre un anno e mezzo – spiega la FEF – dall’entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni, solo cinque o sei molecole di farmaci etici hanno superato questo passaggio diventando farmaci di automedicazione o senza obbligo di prescrizione (OTC o SOP). Non solo, permangono numerose incongruenze incomprensibili; un esempio eclatante è la differenza tra l’Efferalgan 500 compresse effervescenti, vendibile solo con ricetta, e la Tachipirina 500 buste, medicinale di libera vendita, contenenti entrambi 500 milligrammi di Paracetamolo come principio attivo".

La Federazione ha sottolineato come fosse "opinione maggioritaria" l’idea di ampliare l’offerta dei farmaci non soggetti a prescrizione medica, uniformandola perlomeno a quella degli altri Paesi europei. In Italia, infatti, soltanto 87 principi attivi si possono acquistare senza la ricetta, contro i 117 della Gran Bretagna, i 114 della Germania e i 99 della Francia.

"15% dei medicinali che sarebbero sottoposti a prescrizione – scrive FEF – viene tranquillamente venduto in farmacia, anche nei casi non urgenti, senza presentazione della ricetta. Perché dunque non togliere questa formalità permettendo che questi farmaci possano essere dispensati anche nei punti vendita diversi dalle farmacie, dove pure operano farmacisti laureati e abilitati, facendoli rientrare in un sistema concorrenziale che porterebbe vantaggi di tempo e denaro ai cittadini"? Questo passaggio porterebbe secondo la Federazione ad un più ampio ricorso all’automedicazione, con la consulenza del farmacista. Si ridurrebbe dunque il numero delle visite mediche con un tangibile risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale: fino a 240 milioni di euro dalle associazioni di produttori di medicinali da banco.

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