LIBERALIZZAZIONI. Farmaci da banco, Cittadinanzattiva: “In tanti vogliono evitarla”

"Pur di salvarsi dal decreto Bersani, sono in molti a lanciare allarmi ingiustificati. Fra questi anche i farmacisti – dice Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva – che negli scorsi giorni hanno chiesto all’Aifa di fornire una lista dei medicinali "innocui" che possono essere venduti nei supermercati, come se non tutti i farmaci da banco fossero sicuri".
"E’ un modo per arrampicarsi sugli specchi nel tentativo di salvare privilegi che nulla hanno a che vedere con la tutela dei diritti dei cittadini, alla salute e al portafoglio. Per questo chiediamo che non si torni indietro e si proceda alla vendita dei farmaci senza obbligo di ricetta e da banco nella grande distribuzione, seguendo l’esempio del primo supermercato a Vicenza".

La categorie per le quali i cittadini spendono di più in farmaci da automedicazione sono quelli per le cure dermatologiche (209 milioni di euro pari al 35% della spesa totale della categoria), e per le patologie dell’apparato respiratorio, gastrointestinali e del metabolismo, dell’apparato genito-urinario (24% della spesa totale, pari rispettivamente a 388 milioni di euro, 713 milioni di euro, 293 milioni di euro). Negli ultimi anni, inoltre, numerose categorie farmaceutiche, che da oggi potranno esser vendute nei supermercati, hanno subito un notevole rialzo dei prezzi: ad esempio, il costo del Fluibron, il farmaco più acquistato per il sistema respiratorio, è aumentato del 31% negli ultimi 4 anni; il Froben, per l’apparto gastrointestinale, è aumentato del 24%; l’antimicotico Nizoral è rincarato del 20%. (A seguire una tabella con le principali variazioni di prezzo per i farmaci più venduti).

"Una ulteriore considerazione -continua Petrangolini – riguarda i cosiddetti farmacisti di serie B, quelli che andrebbero a lavorare nei supermercati. Perché parlarne così male? Sono giovani che non hanno speranza di acquisire una farmacia o di entrare in una impresa farmaceutica e che in questo modo metteremmo, invece, al servizio della collettività. Si tratta di una buona notizia e non di un evento funesto, in un’epoca in cui per i giovani in Italia c’è ben poco spazio".

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