LIBERALIZZAZIONI. Farmaci fascia C, le proposte alternative di Federfarma

A poche ore dall’incontro con il Ministro della salute Livia Turco e con il sottosegretario allo sviluppo economico Filippo Bubbico, Federfarma ribadisce le proprie proposte per ammodernare in una prospettiva europea il servizio farmaceutico, elaborate con la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani e con Assofarm.

Le proposte, condivise dal Ministro della salute, sono alternative all’articolo 2 del disegno di legge Bersani-ter che prevede la vendita di farmaci con obbligo di ricetta medica anche nei supermercati e nelle parafarmacie. Se accolte esse consentirebbero di:

  • aprire in tempi brevissimi, grazie a modalità di assegnazione snelle, circa 2.200 farmacie che porterebbero il numero complessivo delle farmacie italiane a circa 20.000 (mediamente una ogni 2.900 abitanti, contro una media europea di una farmacia ogni 3.400 abitanti);
  • assegnare 2.200 farmacie a farmacisti che oggi non hanno una farmacia;
  • garantire un servizio farmaceutico più efficiente nei centri minori e nelle periferie urbane;
  • assicurare una farmacia anche negli aeroporti, nelle grandi stazioni ferroviarie, negli snodi autostradali e nei grandi centri commerciali;
  • creare complessivamente oltre 5.000 nuovi posti di lavoro qualificati;
  • ampliare e rendere più flessibili gli orari di apertura delle farmacie, come giustamente richiesto dai cittadini e dall’Antitrust;
  • eliminare, a cura dell’Agenzia del Farmaco, l’obbligo di ricetta per i farmaci di uso consolidato, che garantiscono un elevato livello di sicurezza e che sono già venduti senza ricetta in altri Paesi europei. In tal modo si andrebbe incontro alla rivendicazione di ottenere maggiori introiti, avanzata da supermercati e parafarmacie che, oggi, dovendo sostenere i costi legati alla presenza obbligatoria di un farmacista, non riescono a raggiungere guadagni sufficienti.

Di conseguenza – sostiene Federfarma – il servizio offerto dalle farmacie diventerebbe più flessibile e vicino al cittadino senza ridurre le garanzie per la salute dei cittadini e senza mettere in crisi il sistema delle farmacie. Se fosse, invece, approvato l’articolo 2 i cittadini potrebbero non trovare più con facilità il farmaco di cui hanno bisogno e, nei piccoli centri, addirittura non avere più la farmacia a disposizione.

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