LIBERALIZZAZIONI. Farmacisti confermano chiusura per il 19 luglio: nessuna apertura dal Governo

Saracinesche delle farmacie abbassate mercoledi’ 19 luglio dopo che l’incontro a Palazzo Chigi, tenutosi oggi pomeriggio, non ha dato alcun risultato. La chiusura e’ solo la prima di una serie di iniziative di protesta gia’ programmate nel caso in cui il governo continuasse a fare concertazione solo a parole. Il governo dichiara di operare nell’interesse del cittadino ma in realta’ tutela solo il grande capitale. Ad affermarlo è Federfarma che non raccoglie le significative aperture in direzione di un reale ammodernamento del servizio farmaceutico.

I farmacisti in una nota stampa si dichiarano propensi:

 

  • ad accettare la vendita negli esercizi commerciali dei farmaci da automedicazione, certificati dall’Agenzia del farmaco come sicuri e maneggevoli, meglio se in confezioni ridotte, acquistabili senza il filtro del farmacista, come avviene nei Paesi europei dove il farmaco da banco e’ fuori farmacia. La proposta di Federfarma consentirebbe la disponibilità di tali farmaci in maniera diffusa (per esempio in autogrill o nelle piccole stazioni) colmando l’unica reale carenza dell’attuale servizio farmaceutico. Il decreto Bersani, invece, favorisce solo le grandi catene distributive e i produttori di farmaci di automedicazione, non certo il cittadino.
  • ad accettare la possibilita’ che un farmacista o una società di farmacisti gestiscano piu’ farmacie, purche’ in un numero limitato, analogamente a quanto accade in Germania e in Francia. Questo limite consentirebbe l’allargamento della concorrenza nel settore evitando la costituzione di grandi catene speculative, capaci con accorte strategie di marketing di forzare il consumo, oltre le reali necessità del cittadino, con prevedibili danni per la salute. Le catene metterebbero anche in difficoltà le farmacie dei piccoli centri, che rischierebbero di chiudere definitivamente;
  • ad accettare una drastica riduzione del periodo entro il quale gli eredi di un farmacista sono obbligati a vendere la farmacia.

Federfarma e’ consapevole di arrecare gravi disagi ai cittadini ma "La protesta è necessaria perché il governo ha dimostrato una totale insensibilità nei confronti di proposte serie, volte a coniugare la tutela della salute dei cittadini e l’esigenza di ammodernamento del settore senza arrivare – come sembra volere il decreto Bersani – allo scenario di una sanità sottratta al Servizio sanitario nazionale e consegnata, in prospettiva, al mercato, come in America dove il 30% della popolazione non ha alcuna assistenza sanitaria gratuita".

 

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