LIBERALIZZAZIONI. I commenti alla lettera di Berlusconi all’UE

La lettera di 14 pagine portata da Silvio Berlusconi a Bruxelles con le misure promesse per risollevare l’economia italiana ha scatenato una serie di reazioni. Oltre alla proposta per andare in pensione a 67 anni nel 2026 e alla riforma del lavoro con nuove norme per i licenziamenti per motivi economici, nei contratti di lavoro a tempo indeterminato, c’è la promessa di liberalizzazione dei servizi pubblici locali, privatizzazioni e dismissioni. In particolare si parla di liberalizzare il settore dei carburanti.

L’Adoc apprezza tale volontà, con l’auspicio che possa essere un volano per la diminuzione dei prezzi, come chiedono da tempo le Associazioni dei consumatori. "Ci auguriamo che la liberalizzazione – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – da realizzare in tempi stretti dato che la benzina e il gasolio hanno raggiunto picchi particolarmente elevati e pesano in modo particolarmente oneroso sulle famiglie, possa trasformarsi in un volano per una futura diminuzione dei prezzi sia diretti, e quindi dei carburanti alla pompa, sia indiretti, relativi ai prodotti alimentari i quali subiscono pesantemente le oscillazioni del costo dei carburanti. Ricordiamo, infatti, che l’85% dei prodotti viene trasportato su gomma, è perciò inevitabile che gli alimentari siano influenzati dai rialzi dei carburanti".

Scettico, invece, il Movimento Consumatori. "Di quali liberalizzazioni parli il Governo nella lettera inviata all’Unione europea, non si sa – sostiene Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori – Ci troviamo di fronte ad una vera e propria burla, visto che l’analisi del provvedimento dimostra che non si sta liberalizzando niente, con la speranza che a Bruxelles se ne accorgano". L’Associazione elenca le finte liberalizzazioni:

  • disegno di legge sulla concorrenza, che è bloccato da due anni. Finora non c’è stata nessuna volontà politica di vararlo. Il Governo afferma che si impegnerà sui contenuti di una bozza, anziché su un ddl già formalizzato. Ma finora perché non è stato fatto nulla?
  • orari dei negozi: le aperture domenicali, nei luoghi dove è conveniente per esercenti e consumatori, sono ormai una prassi consolidata. Non si è aggiunto niente di nuovo alla norma, contenuta nella manovra di luglio sulle aperture domenicali e festive nelle città turistiche, se non confusione perché adottata in disaccordo con le regioni.
  • carburanti: alcune norme contenute nel decreto 98 di luglio diventano sinonimo di liberalizzazione, in realtà sono inefficaci sul versante del contenimento del prezzo alla pompa. Servirebbero norme che riguardino l’acquirente unico all’ingrosso e favorire l’indipendenza dei distributori finali dai produttori che sono quelli che di fatto determinano il prezzo alla pompa dei carburanti. Il Governo dapprima aveva fatto proprie queste misure, poi le ha tolte nell’ultima versione del nuovo decreto sullo Sviluppo e ora non le ha menzionate nella lettera.
  • assicurazioni: l’unica proposta di cui si abbia riscontro che riguarda l’RC Auto è quella che prevede l’istituzione dell’agenzia antifrode. Solo questo, miracolosamente, dovrebbe garantire l’apertura del mercato e far abbassare le tariffe.
  • ordini professionali: l’introduzione delle tariffe di riferimento costituisce un mezzo passo indietro rispetto alla norma Bersani. Nella bozza del decreto Sviluppo, che è circolata nei giorni scorsi, il Governo si rimangerebbe questa norma e si tornerebbe quindi al provvedimento di Bersani. Sugli ordini professionali, invece, c’è in ballo una mezza riforma insufficiente a stabilire l’accesso alla professione e il ruolo degli ordini. La ciliegina sulla torta è che viene rinviata la sua attuazione alla revisione degli ordinamenti professionali da parte degli stessi ordini che avranno un anno di tempo. Quindi ci troviamo di fronte a una farsa.

"Veri interventi per favorire la concorrenza sarebbero – conclude Miozzi – la liberalizzazione dei servizi postali e dei pubblici esercizi, della vendita dei farmaci pagati dai cittadini, delle attività commerciali, dei trasporti (con un’autorità di regolazione indipendente); la separazione della rete di trasporto del gas; la disciplina dei conflitti di interessi nei cda di banche e assicurazioni. Le promesse di intervento esplicitate nella lettera del Governo o erano già presenti nella normativa italiana o rappresentano, in molti casi, clamorosi passi indietro. Ma questo gioco che sta giocando il Governo è pericoloso per il bene del Paese".

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