LIBERALIZZAZIONI. La battaglia delle parafarmacie è lunga, ma non si ferma

La liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C nelle parafarmacie è ormai un leitmotiv che percorre una parte della società civile che si è, da sempre, schierata accanto a Bersani e alla strada aperta dalle sue lenzuolate. Oggi, però, è molto di più che una richiesta di operatori del settore o di consumatori desiderosi di risparmiare: è diventato un punto attorno al quale di sta sviluppando un dibattito più complesso che coinvolge temi quali la spesa sanitaria pubblica, il diritto alla salute e l’unicità della professione, quella del farmacista.

"E’ incostituzionale che un cittadino che ha pari titolo di studio non possa esercitare la professione". Lo ha detto a gran voce Antonio Catricalà, Presidente dell’Antitrust, aprendo i lavori del convegno "Liberalizzazioni e Concorrenza" che si è svolto oggi a Roma. Catricalà ha parlato di un percorso incompiuto, quello della liberalizzazione della vendita dei farmaci, che si trova in un momento di difficoltà e sul quale non bisogna abbassare l’attenzione.

"Quando parlai per la prima volta della liberalizzazione della vendita dei farmaci mi dissero che avrei intossicato i bambini, che avrebbero iniziato a prendere aspirine come fossero Zigulì – ha ricordato Catricalà – Per fortuna capì subito che si trattava di idee folli di conservatori e nulla di tutto ciò è successo". Il Presidente dell’Antitrust si è impegnato in diverse sedi a far passare l’idea della liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia C e racconta anche di essere entrato in possesso di una mail di Federfarma che parlava ai suoi associati assicurandoli del fatto che l’esclusività della vendita sarebbe rimasta a loro. "I farmaci di fascia C sono circa 4000 e sono tutti completamente a carico dei cittadini, quindi – ha sottolineato Catricalà – sul prezzo di questi è possibile operare sconti e mi sembra una follia non dare alle parafarmacie la possibilità di venderli".

Anche perché, nel convegno lo si è precisato più volte, nelle parafarmacie come nei corner salute è obbligatoria la presenza del farmacista. E allora perché discriminare così i farmacisti titolari di una farmacia e i farmacisti che non lo sono? C’è poi la questione del risparmio e quella dell’occupazione visto che dal 2007 ad oggi sono oltre 7000 i nuovi posti di lavoro creati.

"La strada aperta da Bersani – ha detto Rita Battaglia, Vicepresidente di Federconsumatori – è quella di rendere il cittadino consapevole e libero di scegliere. Seguendo questo percorso le Associazioni dei Consumatori hanno stretto un accordo con i farmacisti sui prezzi trasparenti dei farmaci. Secondo i nostri calcoli – ha aggiunto Battaglia – con le parafarmacie si è prodotto un risparmio di circa 20 euro a famiglia e, con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C il risparmio si raddoppierebbe".

I punti fondamentali per continuare il percorso aperto da Bersani sono diversi e tutti poggiano su dati di fatto che non lasciano molto spazio ai passi indietro di un Governo spinto probabilmente da una forte pressione di lobby. I farmaci da banco e quelli di fascia C devono essere venduti anche nelle parafarmacie, con l’obbligo della presenza del farmacista che deve avere pari diritti nell’esercizio della professione; le confezioni dei farmaci devono essere più piccole, perché il 20% dei farmaci acquistati ogni anno dalle famiglie italiane va a finire nella spazzature e, ultima non ultima, la farmacia deve diventare un presidio territoriale, con la possibilità di organizzare servizi e prestazioni, esami diagnostici e funzionare da Cup.

Un’accusa alla politica "che gira la testa dall’altra parte" è arrivata da Vincenzo Tassinari, Presidente di Coop Italia. Tassinari ha posto l’accento sulla scarsa diffusione dei corner salute nella Grande Distribuzione e dei farmaci a marchio. "Non credo che i nemici delle liberalizzazione siano solo i farmacisti – ha affermato Tassinari – Noi abbiamo potuto fare soltanto 5 prodotti a marchio, mentre negli Stati Uniti ce ne sono molti di più. Noi abbiamo avuto atteggiamenti ostili da parte anche delle industrie che boicottano quest’idea. Fare un marchio proprio e commerciale, invece, è un elemento virtuoso e per farlo c’è bisogno anche di una grande reputazione, altrimenti il consumatore non si fida. IO vorrei che i nostri giovani che sono sempre di più consumatori europei non debbano vergognarsi della politica italiana quando sono all’estero e vedono che la benzina costa meno, i farmaci costano meno eccetera".

Durante il convegno si è sollevata anche la questione del contrasto tra le indicazioni dell’Antitrust e della Commissione Europea verso l’apertura del mercato dei farmaci e alcune sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia dell’UE che hanno confermato la validità della pianta organica, delle limitazioni all’apertura di nuove farmacie e degli orari di apertura.

Il quesito è stato sciolto da Nicola Salerno, Research fellow del CERM: "L’Antitrust e la Commissione UE hanno un punto di vista economico e possono vagliare l’assetto economico ed il suo evolversi, mentre le Corti di giustizia hanno un punto di vista giuridico e possono vagliare soltanto la coerenza formale. Ecco perché non esiste alcuna ragione giuridica né politica per giustificare le barriere all’ingresso, tantomeno laddove la legge prevede l’obbligo del farmacista in loco".

Interessante è stato l’intervento dell’avvocato Giovanni Licata che ha presentato, presso il Tar di Reggio Calabria, un ricorso per conto di alcuni farmacisti abilitati alla professione che chiedono la possibilità di vendere i farmaci di fascia C. Licata ha spiegato che la vendita dei farmaci di fascia C non intacca in alcun modo la pianta organica ("difesa" dalla Corte di Giustizia dell’UE), poiché i farmaci di fascia C non sono neanche in minima parte sovvenzionati dal Sistema Sanitario Nazionale.

In attesa di capire come andrà a finire il ricorso dell’avvocato Licata si può sperare nell’appoggio del PD che sarà sempre di traverso al Governo se questo continua nel suo tentativo di cancellare le parafarmacie. "Il PD – ha precisato Antonio Lirosi, responsabile Consumatori del PD – è l’unico partito che ha una posizione chiara e forte sul tema delle liberalizzazioni. Per noi i capisaldi sono 3: concorrenza, centralità della figura del farmacista e interesse del consumatore. E Bersani, rispondendo ad una richiesta che ci arriva dall’Europa, ha trasmesso a Tremonti il suo contributo al piano nazionale per le riforme. Questo è praticamente un’agenda politica per i prossimi 10 anni e contiene, tra gli altri interventi, quelli a favore delle liberalizzazioni. Speriamo almeno – ha concluso Lirosi – che il Governo lo legga".

di Antonella Giordano

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