LIBERALIZZAZIONI. Le categorie di imprese bocciano il pacchetto

Non si sono fatte attendere le proteste e le critiche delle categorie interessate, dopo il varo del pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni in Consiglio dei Ministri. Così, mentre il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, attacca il Governo per "non aver fatto tesoro della risposta del Paese alla finanziaria, annunciando una "lenzuolata" sulle liberalizzazioni che si è tradotta soltanto in scampoli mal riusciti", secondo il presidente dell’Ania, Fabio Cerchiai, con questi provvedimenti "viene ingiustamente e indebitamente colpita la libertà d’impresa, un bene prezioso per tutti" e ci saranno "effetti negativi per il consumatore in termini di prezzi e qualità del servizio".

"L’economia italiana – rincara la dose Cerchiai – ha bisogno di efficienza e di vere liberalizzazioni, non di dirigismo e inutile demagogia". L’Associazione nazionale fra le imprese assicuratrici accusa il Governo di non aver consultato l’industria interessata e annuncia di ricorrere nuovamente – dopo l’esposto presentato alla Commissione europea contro il decreto Bersani del luglio scorso – alle Autorità di Bruxelles "a fronte delle nuove e più gravi violazioni della normativa europea". "In nessun altro Paese – conclude Cerchiai – esistono vincoli analoghi a quelli ora introdotti per legge in Italia".

Anche Sangalli ce l’ha con il Governo, per aver evitato il dialogo e il confronto, attraverso i quali sarebbe "stato possibile perseguire sia l’obiettivo di una maggiore concorrenza con l’ingresso di nuovi operatori, sia una maggiore efficienza delle reti distributive già esistenti". Confcommercio chiede, dunque, al Governo di "aprire subito un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati per cambiare il testo dell’attuale disegno di legge". "Se ciò non avvenisse – conclude Sangalli – non resterebbe che prendere atto del fatto che, sul terreno delle liberalizzazioni, si è voluto procedere con la logica dei "due pesi e due misure". Proclamando, cioè, concorrenza, ma lasciando nel pantano le liberalizzazioni dei mercati dell’energia e dei servizi pubblici locali e dimenticando, a proposito di concorrenza nel commercio, i vantaggi fiscali delle cooperative".

Anche il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini, ha commentato i provvedimenti approvati ieri in Consiglio dei Ministri: "Apprezziamo la volontà del Governo di procedere sul terreno delle liberalizzazioni. Ma non basta. Non sono certo soltanto gli interventi su facchini, autoscuole, parrucchieri ed estetiste a incidere sulle condizioni di maggiore concorrenza nel nostro Paese". Secondo Guerrini "per generare consistenti risparmi e benefici a vantaggio delle imprese e delle famiglie bisogna avere il coraggio di aggredire i veri, grandi settori protetti che oggi pesano sull’economia italiana con una ‘tassa da scarsa concorrenza’ pari a 7,8 miliardi di euro l’anno: energia, servizi pubblici locali, servizi bancari e assicurativi".

Quanto all’energia, Guerrini sottolinea che "soprattutto a causa dei ritardi nell’apertura del mercato, l’Italia detiene il primato negativo nell’Ue per la bolletta elettrica più costosa a carico delle imprese" e che anche sul fronte degli interventi riguardanti banche e assicurazioni "rimane molto da fare per recuperare le asimmetrie nei rapporti con i consumatori".

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