LIBERALIZZAZIONI. Lettera alla Ue, il fronte critico: dal Governo una finzione

Liberalizzazione dei servizi pubblici locali, privatizzazioni, dismissioni. La lettera che il Governo italiano ha inviato a Bruxelles continua a far discutere: di quali liberalizzazioni si tratta? È un po’ questo il tenore generale di diverse reazioni critiche, da quelle dell’opposizione ai liberi farmacisti, che non vedono novità di rilievo negli annunci consegnati all’Europa. Certo, sul fronte governativo la valutazione è diversa, e anche se si sta costruendo un fronte comune dei sindacati per l’intervento sui licenziamenti facili, il sottosegretario al ministero dello sviluppo economico con delega all’energia Stefano Saglia parla di "un documento vincolante" per "aumentare le possibilità di crescita del nostro paese" e aggiunge che "la riforma della legislazione sul lavoro introduce la flexicurity: da un lato concede più liberta alle aziende e dall’altro fornisce più garanzie per la tutela dei lavoratori". I sindacati promettono battaglia.

Sul versante delle liberalizzazioni, lo scetticismo è grande. Secondo Antonio Lirosi, Responsabile consumatori e commercio del Pd, c’è "solo fumo e niente arrosto sul capitolo delle liberalizzazioni nella lettera di intenti che il Governo ha trasmesso all’Unione Europea. Senza alcuno scrupolo, si fanno passare per nuovi interventi norme parziali e inefficaci già archiviate oltre che provvedimenti nei quali la stessa maggioranza non ha mai creduto".

Prosegue Lirosi: "Il Governo Berlusconi, da tre anni al servizio di lobby e corporazioni per smontare alcune liberalizzazioni del passato, da qualche mese ha cambiato direzione per le pressioni europee ma ha già sprecato il decreto legge sullo sviluppo di maggio e le due manovre estive sui conti pubblici per fare seriamente interventi di liberalizzazione. Finora ha fatto solo melina creando qualche effetto-annuncio da fare pubblicare sui giornali. Per questo non si può credere a questa poco dignitosa finzione". Analizzati uno per uno, i provvedimenti annunciati non convincono. Il disegno di legge sulla concorrenza "doveva essere varato due anni fa" e il Governo dice ora di impegnarsi sui contenuti di una bozza anziché su un ddl già formalizzato. La fascia oraria di apertura dei negozi è già liberalizzata, le aperture domenicali sono ormai una prassi, e la norma sperimentale contenuta nella manovra di luglio sulle aperture domenicali e festive nelle città turistiche non aggiunge nulla "se non confusione e contenzioso perché adottata in disaccordo con le regioni". Aggiunge Lirosi: "Il problema per il commercio oggi è che i consumatori non entrano più nei negozi. La ripresa dei consumi delle famiglie, specie di quelle che hanno redditi medio bassi, non dipenderà certo dai giorni in cui andranno a fare acquisti ma da una maggiore disponibilità di reddito spendibile".

Ancora: sui carburanti "si spacciano per liberalizzazione alcune norme contenute nel decreto 98 di luglio che sono palliativi sul versante del contenimento del prezzo alla pompa tanto è vero che è cresciuto nei mesi estivi il divario sul prezzo industriale con la UE, nonostante il miglioramento delle quotazioni del petrolio". Obbligo del self-service e possibilità di vendere caramelle non bastano, perché quello che pesa è l’assetto della filiera petrolifera.

In tema di assicurazioni, l’unica proposta vera sull’rc auto è quella che prevede di istituire l’agenzia antifrode. E non va meglio sul versante degli ordini professionali, perché – prosegue Lirosi – "viene spacciata per incisiva la misura sulle tariffe contenuta nel decreto 138 di agosto quando in realtà l’introduzione delle tariffe di riferimento costituisce un mezzo passo indietro rispetto alla norma Bersani che nel 2006 eliminò l’obbligatorietà delle tariffe minime. Nella bozza del decreto sviluppo che è circolata nei giorni scorsi il Governo si rimangerebbe questa norma estiva, per tornare alla liberalizzazione tariffaria di Bersani. Stop and go ma niente di nuovo. Sugli ordini professionali, nella lettera ci si impegna su quello che è stato già fatto nella manovra di agosto, vale a dire una mezza riforma che non innova profondamente né l’accesso alla professione né il ruolo preponderante degli ordini, ma la cosa più eclatante è che rinvia la sua attuazione alla revisione degli ordinamenti professionali da parte degli stessi ordini che avranno un anno di tempo. Insomma si tratta di una finzione".

Mancano invece l’istituzione di un’Autorità indipendente sui trasporti e sui servizi postali, la liberalizzazione della vendita dei medicinali a carico dei cittadini, la separazione della rete di trasporto del gas, le norme su mutui e conti correnti bancari e la disciplina dei conflitti di interessi nei cda di banche e assicurazioni.

I liberi farmacisti, dal canto loro, rincarano la dose. Commenta il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti: "La lettera che il governo italiano ha inviato ai vertici dell’UE non contiene alcun impegno serio a liberalizzare le professioni ed eliminare gli ostacoli corporativi. Come era già successo in agosto, i provvedimenti annunciati e i richiami a quelli già approvati sono privi di efficacia perché frutto di una mediazione al ribasso con le stesse corporazioni".

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