LIBERALIZZAZIONI. Liberi Farmacisti a favore del decreto Bersani. Intervista a Pietro Marino

Federfarma, malgrado il parere negativo della Commissione di garanzia per gli scioperi che lo ritiene illegittimo per mancanza dei termini di preavviso, ha deciso di confermare lo sciopero per il prossimo 26 luglio. Il servizio farmaceutico sarà assicurato da circa 1.500 farmacie private di turno.

Nel frattempo il MNLF, Movimento Nazionale Liberi Farmacisti denuncia un clima "pesante" per i farmacisti dipendenti. Alcune segnalazioni da confermare informano di un documento di censura al Decreto Bersani che sarebbe sottoposto alla firma del personale laureato delle farmacie private. Il MNLF chiede ai propri iscritti di rifiutare il documento.

Riportiamo di seguito l’intervista di Emanuela Galbusera a Pietro Marino, dell’ufficio presidenza del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, apparsa ieri 24 luglio su il sito Alice, che pur appartenendo a una delle categorie "toccate" dal decreto, si dichiara favorevole alla liberalizzazione del sistema farmacia.

D: Quale la situazione attuale del "sistema farmacia" e cosa potrebbe cambiare con il decreto Bersani?

R: Il numero di farmacie sul territorio è predeterminato per legge attraverso il sistema della "pianta organica ". Questo sistema prevede che possa essere aperta una farmacia ogni 5.000 abitanti nei comuni fino 12.500 abitanti, e una ogni 4000 per i comuni sopra i 12.500 abitanti.
Se si considera che oltre l’80 % dei comuni italiani ha meno di 12.500 abitanti, possiamo dedurre che l’80% dei comuni non può avere per legge più di una farmacia.
Il decreto Bersani che noi appoggiamo, se convertito in legge nella sua formula originaria permetterebbe ai farmacisti non titolari di farmacia di aprire una minifarmacia o parafarmacia .
Tuttavia lo riteniamo solo un primo passo, ma che va nella direzione giusta, che è quella della libera concorrenza che si avrà solo abolendo la predeterminazione numerica delle farmacie. Solo una completa liberalizzazione permetterebbe infatti un vero confronto della capacità .

D. C’è una vera e propria "casta" che impedisce ai giovani neolaureati di esercitare la professione.

R. La lobby dei titolari di farmacia impedisce ai giovani farmacisti di entrare sul mercato. La licenza, nonostante sia una concessione dello stato, può essere ereditata da padre in figlio oppure acquistata a caro prezzo. Stiamo parlando di diversi milioni di euro.
Oggi vincere una farmacia sotto i 45 anni, senza mai essere stato titolare o direttore è impossibile: contano molto più i titoli della prova d’esame e questo penalizza inevitabilmente i giovani. Un brillante laureato in legge può diventare magistrato a 26 anni, ma a quell’età un laureato in farmacia non diventerà mai titolare se l’azienda non ce l’ha in famiglia o non se la compra.

Esiste per la verità anche una procedura concorsuale (i concorsi hanno iter lunghissimi e molto spesso sono bloccati da ricorsi e controricorsi). Le regole attuali prevedono però maggiorazioni di punteggio per chi è già titolare di farmacia, rendendo di fatto impossibile che a vincere i concorsi siano i giovani laureati, anche se con il massimo di voti.

D. Ci sono 33mila giovani farmacisti che possono esercitare la professione ma non possono aprire una farmacia. Con l’applicazione del decreto cosa succederebbe?

R.Con il decreto Bersani un giovane professionista avrà più opportunità e più scelta.
Potrà infatti lavorare come dipendente per un grosso gruppo di distribuzione oppure potrà intraprendere la via imprenditoriale e ritagliarsi un piccolo spazio, anche se ancora non potrà competere appieno con i suoi colleghi più ricchi e fortunati.

D.Perché i farmaci in Italia costano così tanto?

R. ll prezzo dei farmaci in Italia è elevatissimo. Lo hanno dimostrato e lo dimostrano diversi studi comparativi sia con i paesi europei che con quelli anglosassoni.
Le ragioni sono diverse e la colpa non è solo dei farmacisti titolari, seppure questi hanno margini di ricarico sicuramente più elevati rispetto alla media Europea. La colpa va attribuita anche alla mancanza di concorrenza a vari livelli del sistema distributivo e margini di ricarico stabiliti dalla legge .

Non meno rilevante è infine la durata dei brevetti, che in Italia ha potuto estendersi sino a 38 anni attraverso il Certificato Complementare di Protezione (CCP) dai 20 originari.
Questo ha fatto si che il numero dei cosiddetti generici o equivalenti, ovvero i farmaci low-cost non più coperti da brevetto, sono ancora pochi rispetto ai partner europei.

 

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