LIBERALIZZAZIONI. Liberi farmacisti: ancora tentativi di boicottaggio

"Dapprima il rifiuto della grande distribuzione di fornire i farmaci, poi le delibere di Umbria e Lombardia che introducono nuovi requisiti ingiustificati per la vendita dei farmaci non soggetti a prescrizione medica, oggi nuovi "lacci e laccioli" ideati per ostacolare i canali di vendita alternativi alle farmacie. Una circolare dell’organizzazione dei titolari di farmacia anticipa e assume la paternità di un imminente provvedimento del Ministero della Salute, finalizzato a vietare l’uso della croce verde ed imporre il termine "parafarmacia" a tutti gli esercizi che vendono farmaci senza obbligo di ricetta medica diversi dalle farmacie". E’ quanto sostiene il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti esprimendo tutta la propria contrarietà e disapprovazione per l’eventuale provvedimento.

"La croce verde, infatti secondo i liberi farmacisti, non è simbolo utilizzato solo dalle farmacie, ma anche da altre attività commerciali (sanitarie), oltre a numerose professioni (veterinari, medici ecc.), nonché da molteplici associazioni di volontari del soccorso. Inoltre, nessuno può imporre per legge il nome o la denominazione ad un’impresa, senza violare le disposizioni della Costituzione".

Per altro, specifica il MNLF "il decreto Bersani non ha permesso la vendita di parafarmaci (consentita anche prima) ma di SOP e OTC, ovvero di farmaci a tutti gli effetti come indicato dalla disciplina europea".

In merito alla possibilità di creare "confusione" negli utenti, giustificazione data al provvedimento in itinere, l’organizzazione ritiene che, in realtà, per i cittadini sia molto difficile spiegarsi perché un laureato ed abilitato in farmacia possa vendere solo i farmaci d’automedicazione e non tutti gli altri farmaci. Infatti, non si comprende perché, al professionista che sino a ieri dispensava qualsiasi tipo di farmaco in farmacia, oggi sia vietato solo perché si trova in un luogo diverso.

Il MNLF ritiene sia giunto il momento di superare tale contraddizione. "La distinzione tra farmaci con o senza ricetta medica è artefatta ed obsoleta: il laureato ed abilitato in farmacia è in grado di trattare entrambi con la stessa competenza. Le vacillanti quanto improbabili giustificazioni sulla necessità di emanare tali norme a tutela della salute pubblica sono senza dubbio finalizzate unicamente a difendere interessi economici consolidati: quelli dei titolari di farmacia. Solo la professionalità e la presenza del farmacista è garanzia idonea a tutelare la sanità pubblica, come venga denominato questo luogo è ininfluente. Le politiche in favore dei consumatori e della competitività, da sempre avversate da lobby e corporazioni, non possono essere solo delle mere enunciazioni d’intenti, esse vanno sempre confermate da atti idonei.
Le norme "targate" Federfarma, ad oggi purtroppo unico interlocutore del Ministero della Salute, appaiono tutt’altro che in linea con tali indirizzi".

 

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