LIBERALIZZAZIONI. Nel 2010 il mercato elettrico registra trend positivo

MILANO – L’Istituto Bruno Leoni ha presentato ieri a Milano la quarta edizione dell’Indice delle liberalizzazioni, uno strumento statistico volto a misurare il grado di apertura del mercato relativamente a quindici diversi settori dell’economia italiana, dall’elettricità al gas, passando per i servizi idrici, i trasporti, le telecomunicazioni, il mercato del lavoro e la pubblica amministrazione.

L’analisi tiene in considerazione principalmente gli aspetti normativi, e in particolare i fattori regolatori e fiscali che possono costituire un ostacolo all’accesso di nuovi competitori a un determinato ambito economico. Il livello di apertura di ogni settore viene parametrato comparandolo al quadro legale vigente nel Paese europeo più liberalizzato rispetto a quello specifico comparto, ottenendo così un indice relativo di liberalizzazione.

Come illustrato dal curatore dell’indagine Carlo Stagnaro, nel 2010 l’economia italiana ha fatto registrare un tasso di liberalizzazione complessiva pari al 49%, un punto percentuale in meno rispetto al 2009: «Una variazione – ha commentato Stagnaro – che per il modo in cui è costruito l’indice non è considerata significativa. Di fatto, nel 2010 sono proseguite le tendenze in atto negli anni precedenti, con un trend positivo nei settori che partivano da un grado di liberalizzazione relativamente alto e che possono contare sulla presenza di un regolatore indipendente, quale ad esempio il mercato elettrico; altrove, invece, il livello è rimasto stabile o in flessione, come negli ordini professionali o nel trasporto aereo». Due eccezioni rilevanti sono il fisco e i servizi idrici: se il miglioramento del primo dipende sostanzialmente dal peggioramento del benchmark di riferimento, il visibile arretramento del secondo si deve invece alle riforme pro-concorrenziali introdotte in Gran Bretagna, il cui sistema è migliorato più rapidamente di quanto non stia migliorando il nostro.

Particolarmente negativo l’andamento segnalato da trasporto pubblico locale, autostrade e soprattutto servizi postali: seppure in crescita di 4 punti percentuali rispetto all’anno scorso, il grado di apertura del 43% appare gravemente insufficiente alla vigilia della piena liberalizzazione che, secondo le direttive comunitarie, dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio 2011.

«Attualmente, il maggior ostacolo alla liberalizzazione è il residuo di leggi monopolistiche tuttora in vigore», ha osservato Antonio Pilati, membro dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, al quale ha fatto eco il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi: «Per uscire dalla crisi dello sviluppo servono meno Stato e più società, il che significa un numero inferiore di regole e una semplificazione delle forme istituzionali a vantaggio della sussidiarietà e dell’intermediazione con gli attori sociali. Occorre ripensare le metodologie di liberalizzazione, per non rimanere schiavi di schemi preconcetti e inattuali».

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