LIBERALIZZAZIONI. Parafarmacie: no a proposte Federfarma, sono “illiberali”

Liberalizzazione delle farmacie e delle parafarmacie, la strada è tutta in salita. Nel dibattito, e soprattutto negli ultimi sviluppi delle proposte avanzate, si inseriscono i rappresentanti delle parafarmacie che tornano a denunciare il tentativo di bloccare le esperienze di liberalizzazione avviate con l’apertura delle parafarmacie. Denuncia il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (MNLF): "Mentre Draghi e Trichet chiedono ai governi nazionali europei di avere più coraggio e di liberalizzare le professioni chiuse, si continua ad ascoltare chi non vuole perdere i propri privilegi. Invece di liberare risorse umane ed economiche eliminando ingiustificate rendite di posizione si continua a tutelare chi ostacola la crescita del Paese".

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti al contrario "ritiene che in un momento economico così drammatico per l’Italia si debbano rompere gli indugi e liberalizzare la distribuzione al dettaglio dei farmaci con la necessaria presenza del farmacista, a dispetto di quanto vorrebbe invece Federfarma per i farmaci d’automedicazione".

La proposta di Federfarma, avanzata nei giorni scorsi, viene contestata anche dall’ANPI -Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane. In sostanza, si tratta di un progetto che prevede l’abbassamento del parametro abitanti/farmacia al valore 3.800; una distanza di 500 metri dalle farmacie esistenti; l’eliminazione della pianta organica delle farmacie; l’assegnazione delle nuove farmacie in ugual misura tra farmacisti titolari di parafarmacia, titolari di farmacie rurali e farmacisti collaboratori; la riduzione delle confezioni di farmaci da banco vendibili in parafarmacia con eliminazione dell’obbligatorietà della presenza del farmacista.

Già quest’ultimo aspetto solleva da solo l’obiezione dei parafarmacisti. Ma in linea generale, la proposta viene interpretata come "controproposta di stampo illiberale, con il chiaro intento di cancellare ogni tentativo di liberalizzazione nel campo della farmacia", perché – spiega l’ANCI – si tratterebbe di "barattare l’apertura di un migliaio di nuove farmacie con la fine di ogni esperienza di liberalizzazione, ovvero consentire alle sole farmacie esistenti la vendita esclusiva dei farmaci". Secondo uno studio fatto di recente dall’ANPI proprio sulla base dei parametri indicati da Federfarma, emergerebbe che il numero delle nuove farmacie aperte risulta vicino allo zero per i grandi comuni, mentre per i comuni fino a 30 mila abitanti il vincolo della distanza porterebbe le nuove farmacie, con molta probabilità, fuori dall’area urbana.

Rincara la dose il MNLF: la proposta dei titolari di farmacia "in cambio di poche centinaia di nuove farmacie in tutto il territorio nazionale, ma non nei centri più densamente abitati, chiede lo stop definitivo del Decreto Bersani e quindi la chiusura delle parafarmacie. Il bilancio netto di questa operazione è negativo con una perdita di 5.000 posti di lavoro e la chiusura di almeno 2.500 aziende".

Il Movimento chiede invece una distribuzione del farmaco "capillare ed efficiente" e la liberalizzazione del prezzo dei farmaci con obbligo di ricetta non a carico del Sistema Sanitario Nazionale, con la quale sarà possibile "ridurre i costi dei medicinali per i cittadini e generare risparmi importanti".

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