LIBERALIZZAZIONI. Servizio farmaceutico, è battaglia fra Federfarma e Associazione parafarmacie

E’ battaglia verbale fra Federfarma e Anpi-Associazione nazionale parafarmacie italiane. Sul campo c’è sempre la riforma del servizio farmaceutico e le proposte avanzate dai farmacisti titolari, respinte a loro volta dai parafarmacisti. In una nota stampa, ieri l’Anpi chiedeva di rispondere alle esigenze di riforma richieste dal difficile contesto economico attraverso sacrifici per le caste: "E’ di questi giorni la proposta del Governo per una riforma liberale del sistema distributivo del farmaco – afferma l’Anpi – Risultato: ritiro della proposta, dopo aver consultato Federfarma. Come ha detto Marcegaglia "se la paura è quella di scontentare le lobby, è tempo di scontentare le lobby. Scontentate anche Confindustria. Ma fatelo!". I veti incrociati, per piccole convenienze elettorali, oggi non sono più possibili. Il Paese non può permettersi di rinviare, per l’ingordigia di pochi, quelle riforme di stampo liberale, a costo zero per l’erario, in grado di liberare risorse, creare occupazione e generare concorrenza".

A stretto giro replicava Federfarma, la Federazione dei titolari di farmacia: "Federfarma, come risulta da un precedente comunicato stampa dell’ANPI, datato 20 ottobre, ha avanzato una proposta di riforma del servizio farmaceutico, "bocciata" dall’ANPI stessa che la ritiene illiberale e non rispondente alle richieste di liberalizzazione del settore. La proposta di Federfarma punta a soddisfare l’esigenza dei cittadini, come peraltro quella delle forze politiche, di disporre di un servizio farmaceutico più moderno, efficiente e capillare, a garanzia di un uniforme livello di assistenza sul territorio, prevedendo anche la possibilità di poter accedere più agevolmente ai medicinali di automedicazione, resi disponibili anche senza la presenza obbligatoria del farmacista, oltre all’apertura di circa 2.000 nuove farmacie".

Ma è proprio la previsione di non rendere obbligatoria la presenza del farmacista a scatenare, fra le altre, le obiezioni dei parafarmacisti. L’Anpi, dal canto suo, ha stimato che la proposta avanzata porterebbe ad aprire poco più di un migliaio di farmacie, "distribuite prevalentemente nei comuni con popolazione tra 6.000 e 70.000 abitanti. Nelle grandi città, salvo Roma con 5 sedi, non si aprirebbero farmacie. Anche nei comuni fino a 30.000 abitanti, rispettando la distanza di 500 metri, sarebbe difficile aprire nuove farmacie, ricadendo le sedi generalmente fuori dal perimetro urbano del comune".

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