LIBERALIZZAZIONI. Ue: veto di deroga minimi tariffari limita concorrenza

La norma italiana che pone un veto assoluto alla deroga dei minimi tariffari per gli avvocati costituisce una restrizione della libera prestazione di servizi. La Corte di Giustizia Ue (Sentenza nelle cause riunite C-94/04 e C-202/04) ha affermato che il divieto di derogare convenzionalmente agli onorari minimi contrasta la libera concorrenza, rendendo più difficile l’accesso degli avvocati stabiliti all’estero al mercato italiano dei servizi legali. Secondo la Corte Ue infatti tali professionisti sono privati della possibilità di concorrere, attraverso la richiesta di onorari inferiori a quelli tariffari, con gli avvocati stabiliti in modo permanente in Italia, limitando la scelta dei destinatari finali. Il divieto può essere giustificato solo per motivi imperativi di interesse pubblico (tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia).

 

La decisione della Corte è stata presa a seguito di una controversia sottoposta al Tribunale di Roma, il quale si è chiesto se la tariffa minima in materia stragiudiziale, in quanto applicabile e vincolante per gli avvocati, sia compatibile con il Trattato CE. Nel nostro ordinamento infatti gli onorari degli avvocati sono fissati sulla base di criteri determinati con una delibera del Consiglio nazionale forense e approvati dal Ministro della giustizia, sentiti il Comitato interministeriale dei prezzi e il Consiglio di Stato. Tali criteri sono stabiliti in considerazione del valore delle controversie, del grado dell’autorità adita e della durata dei procedimenti. Per ogni atto o serie di atti esiste un limite massimo e un limite minimo degli onorari. Ogni accordo in deroga agli onorari minimi nullo. Solo al momento della liquidazione degli onorari l’autorità giudiziaria può eventualmente, con provvedimento motivato, superare il limite massimo (nei casi di importanza eccezionale) o determinare onorari inferiori al minimo.

 

La Corte di Giustizia Ue, analizzando la normativa italiana, ha concluso che spetta allo Stato italiano (e non all’ordine professionale) il potere decisionale sui minimi tariffari per gli onorari degli avvocati. Di conseguenza, non si può rimproverare all’Italia di imporre o favorire la conclusione di accordi contrastanti con le norme sulla libera concorrenza e sull’abuso di posizione dominante, o di rafforzarne gli effetti. Secondo la Corte, il divieto di derogare convenzionalmente agli onorari minimi rende effettivamente più difficile l’accesso degli avvocati stabiliti all’estero al mercato italiano dei servizi legali. Tuttavia la Corte rileva che gli obiettivi della tutela dei consumatori (destinatari dei servizi legali) e della buona amministrazione della giustizia possono essere ritenuti motivi imperativi di interesse pubblico in grado di giustificare una restrizione della libera prestazione dei servizi.

 

Nella sentenza si affida infine la valutazione al Tribunale di Roma, il quale dovrà esaminare:

    1. l’eventuale relazione tra il livello degli onorari e la qualità delle prestazioni fornite dagli avvocati e se, in particolare, la determinazione di tali onorari minimi costituisca un provvedimento adeguato per il raggiungimento degli obiettivi della tutela dei consumatori e della buona amministrazione della giustizia. Per quanto concerne il mercato italiano, caratterizzato da un numero di avvocati estremamente elevato, la tariffa potrebbe consentire di evitare una concorrenza che possa tradursi nellofferta di prestazioni al ribasso, con il rischio di un peggioramento della loro qualità.
    2. l’ asimmetria informativa tra i clienti-consumatori e gli avvocati. Gli avvocati dispongono di un elevato livello di competenze tecniche che i consumatori non necessariamente possiedono, cosicchè questi ultimi incontrano difficoltà per valutare la qualità dei servizi loro forniti.
    3. la possibilità di raggiungere in altro modo tali obiettivi, in particolare attraverso regole professionali relative agli avvocati (di organizzazione, di qualificazione, di deontologia, di controllo e di responsabilità).

Il Consiglio nazionale forense esprime soddisfazione "nel vedere finalmente considerati, anche a livello europeo, gli importanti argomenti spesi dagli avvocati italiani nel chiedere, nei mesi scorsi, concertazione e riforme ragionate dell’ordinamento professionale".

Di segno opposto l’intepretazione che il Ministero dello Sviluppo Economico fornisce alle conclusioni della Corte di Giustizia delle Comunità Europee: "Il Parlamento italiano – si legge nella nota ministeriale – ha valutato con la legge dello scorso agosto l’inesistenza di ragioni imperative di interesse pubblico tali da giustificare il mantenimento delle tariffe minime obbligatorie. La scelta del legislatore italiano risulta, quindi, perfettamente coerente e compatibile con le conclusioni a cui è giunta la stessa Corte di Giustizia europea.

    Comments are closed.