La rivolta degli utenti cambierà i servizi pubblici, di A. Amoretti

Riportiamo qui di seguito l’articolo inviatoci da Aldo Amoretti, ex presidente INCA-CGIL ha pubblicato su "Solcando.com" dal titolo "La rivolta degli utenti cambierà i servizi pubblici". Sul tema del rapporto tra consumatori e PA proprio ieri Formez, Movimento Difesa del Cittadino e Cittadinanzattiva hanno presentato a Roma lo studio "La semplificazione amministrativa e i cittadini".

"Alleluia per il Memorandum del 18 gennaio convenuto tra sindacati e governo dal titolo molto impegnativo: "per una nuova qualità dei servizi e delle funzioni pubbliche". Gli autori ne rivendicano i meriti esclusivi, ma esagerano. In realtà il merito più grande è di Pietro Ichino seppure con le sue estremizzazioni. Infatti è oramai ampiamente dimostrato che l’iniziativa per l’efficienza di un servizio non nasce da chi ci lavora dentro. Sarebbe bello, è stato predicato, ma non funziona. E’ così anche nelle imprese private: l’iniziativa parte da chi comanda a meno che il miglioramento della efficienza non coincida con il miglioramento della condizione professionale di chi ci lavora. In questo caso anche dagli stessi lavoratori può nascere una spinta al cambiamento. Nelle attività private la spinta viene dal mercato; nei servizi pubblici e nella pubblica amministrazione essa non esiste.

Nel pubblico il tutto è complicato da un rapporto malato tra i governanti politici e i manager. Il politico non sempre ha capacità di comando e gestione. Questa condizione lo fa essere molto dipendente dal manager il quale è forte non solo della sua capacità di gestione (ovviamente quando c’è), ma la traduce in capacità-possibilità di organizzare consenso. Tutto ciò da luogo ad un legame che rende impraticabile qualsiasi meccanismo di premio e castigo per il dirigente che sappia dare risultati oppure no. Da questo il fiasco delle normative che pure prevedevano queste possibilità. E’ se il bonus-malus non lo applichi a chi comanda come puoi pretendere di applicarlo agli altri? Ne consegue una contrattazione di secondo livello non solo con poche risorse, ma in generale distribuita a tutti indipendentemente dai risultati del lavoro.

Ci si aspetta che le Confederazioni svolgano una funzione sollecitatrice, ma questo non avviene salvo che in pregevoli (o meno) documenti nei quali si proclama che l’interesse generale sta sopra a tutto. Ciò non è per cattiveria umana, ma per una ragione strutturale: chi conta di più nelle Confederazioni sindacali sono quelle medesime categorie che sono forti nel mercato del lavoro. Fino al punto che l’ultimo Congresso della Cgil ha proclamato che "la qualificazione dell’intervento pubblico dipende fortemente da una rinnovata centralità del lavoro pubblico". Anche i delegati dell’industria hanno approvato questa novità. Non si poteva guastare il mito del Congresso unitario.

La novità può nascere da una rivolta degli utenti che imparino a far valere i loro diritti. Sarebbe logico che una tale rivolta fosse organizzata dalle Confederazioni e rivolta verso chi comanda (politici e manager), ma ciò non avverrà per le ragioni strutturali prima dette e perché chi dirige nelle Confederazioni non vuole che si esprima alcuna dialettica tra interessi differenti che pure esistono nel mondo del lavoro da essi rappresentato. La organizzeranno i consumatori o qualcuno altro? E’ quello che mi auguro".

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