“La scarpa di Sacconi, l’amatriciana e la class action” di A. Longo

La salma di Kruschev si sarà rivoltata nella tomba quando il senatore Maurizio Sacconi, irritato per l’andamento della votazione sulla class action, si è tolto la scarpa e l’ha battuta violentemente sul banco del Senato. Non aveva altri mezzi per farsi ascoltare, non se lo filava nessuno nel dibattito caotico dell’aula e allora il senatore è ricorso al gesto del leader sovietico all’ONU nel periodo più caldo della guerra fredda. Le aveva provate tutte nei giorni precedenti. Aveva prestato la sua voce alle pressioni lobbistiche della Confindustria, nel tentativo di intimorire l’opinione pubblica prospettando sfracelli economici e occupazionali nel caso che fosse passata questa legge-tsunami.

"Le aziende lasceranno l’Italia se verrà approvata la class action!", aveva ammonito. "E’ una riforma sovietica!" gli facevano eco altri personaggi al servizio di questa o quella azienda. Evidentemente nessuno ha detto a Sacconi e ai suoi sodali che proprio il Paese simbolo dell’economia di mercato e della libera competizione, gli Stati Uniti, da decenni convive tranquillamente con una class action ben più rigorosa e pesante nelle possibili conseguenze per le aziende che violano i diritti dei consumatori. Visto che la scarpa di Sacconi non è riuscita nell’intento di fermare l’approvazione dell’emendamento Manzione, è sceso in campo direttamente il presidente di Confindustria Montezemolo, che ha tentato di buttare fango sul nuovo istituto giuridico parlando di una "class action all’amatriciana".

Giustamente sono insorti i cuochi romani, rivendicando l’eccellenza di questa ricetta un po’ forte di sapore ma molto genuina e soprattutto molto amata dai cittadini della capitale e dai turisti. Ci prova anche qualche associazione dei consumatori o presunta tale a mettere in discussione questa conquista storica (se verrà confermata dalla Camera). Il Codacons parla addirittura di "schifezza", lamentando l’assenza del danno punitivo e la lunghezza della procedura, che permetterebbe solo ai giovani di ottenere risarcimenti "visto che dovranno aspettare almeno 20 anni prima di poter avere una liquidazione dei danni". Secondo l’Aduc, invece, si tratta di una "bufala", che non permetterà ai cittadini danneggiati di ricorrere al giudice se non attraverso le associazioni del CNCU. Questa critica dell’Aduc odora di delusione per il fatto che, non essendo questa associazione riconosciuta dal Ministero dello sviluppo economico, non sarebbe legittimata ad agire. In realtà il testo approvato non limita alle associazioni del CNCU la possibilità di utilizzare il nuovo strumento, ma si prevede che entro 180 giorni, con decreto del ministro della Giustizia e sentito il dicastero dello Sviluppo economico, saranno individuati altri soggetti che potranno esercitare l’azione risarcitoria. Tra questi, come lo stesso Manzione ha chiarito, si saranno "ulteriori associazioni di consumatori, investitori e portatori di interessi collettivi legittimati ad agire".

Siamo ben consapevoli che il testo approvato può essere migliorato e speriamo che la Camera possa apportare modifiche che garantiscano tempi brevi e certi al procedimento, che sia allargata la platea dei soggetti che potranno attivare la class action, che le conseguenze nei confronti di chi truffa i consumatori o ne lede i diritti siano ancora più rigorose e severe.

A differenza di chi reagisce togliendosi le scarpe o parlando di ricette succulente anche se un po’ pesanti per il suo delicato stomaco abituato a ostriche e champagne, noi consumatori siamo convinti che se questo istituto verrà introdotto nella vita economica italiana ne trarranno beneficio, oltre ai consumatori, proprio le aziende che lavorano perseguendo la qualità dei prodotti e dei servizi, nel rispetto della trasparenza e dei diritti dei consumatori. Sacconi e Montezemolo forse preferiscono un sistema produttivo e commerciale che vivacchia tra piccole furbizie, casse integrazioni, sostegni pubblici e barriere protettive. Noi preferiamo aziende competitive e pronte alle sfide di mercato, che vengono premiate dai consumatori quando offrono beni e servizi di qualità e vengono punite quando violano i loro diritti.

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