La semplificazione? Deve coinvolgere i cittadini

Il primo approccio dei cittadini verso la Pubblica Amministrazione è in genere negativo e restituisce una risposta ostile. C’è un’evidente discrasia fra la percezione del tempo da parte del cittadino e il tempo che la Pubblica Amministrazione impiega per erogare una risposta. Anche se gli stessi cittadini sono consapevoli di quanto la semplificazione, della quale valutano soprattutto l’autocertificazione, rappresenti un cambiamento importante per la PA. Ma la stessa semplificazione è stata finora un processo dirigista, calato dall’alto, interpretato come evento legato a singole leggi come la Bassanini, mentre dovrebbe coinvolgere i cittadini e gli stessi dipendenti della PA. È quanto emerge dallo studio "Semplificazione amministrativa e cittadini. La soddisfazione, le attese, le proposte", presentato oggi a Roma dal Formez nell’ambito del progetto Simpliciter, dal Movimento Difesa del Cittadino e da Cittadinanzattiva. Le due associazioni hanno curato le indagini realizzate, attraverso focus groups, su temi che riguardano la vita del cittadino come singolo e come famiglia: scuola e lavoro, condizione dell’anziano, casa, trasporto privato e comunicazione con la PA. Senza dimenticare anche gli esempi di "best practice" come il call center del Comune di Roma 060606 e il portale www.italia.gov.it. "Semplificare – ha detto Franco Peta, responsabile del progetto Simpliciter del Formez – non vuol dire ridurre i carichi di lavoro ma riorganizzarlo e spostare il baricentro sui controlli".

"L’obiettivo era di verificare dal basso la percezione dei cittadini rispetto alla semplificazione – ha detto Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino – Uno dei difetti è quello di essere stata un’azione dirigista, dove dirigenti ed esperti si sono riuniti intorno a un tavolo e hanno deciso quali erano le riorganizzazioni dovute, spesso senza consultare le associazioni di cittadini e di imprenditori, i cosiddetti stakeholders. Le nostre indagini hanno puntato a far conoscere esperienze di valore come lo 060606 del Comune di Roma e il portale Italia.gov.it". I risultati delle ricerche svolte evidenziano che fra la cittadini c’è la consapevolezza di un cambiamento importante che investe la PA attraverso la semplificazione, che però è un processo senza fine e comporta continui mutamenti. Per molti cittadini la semplificazione è soprattutto "autocertificazione": non più code inutili, risparmio di tempo, fiducia da parte della PA.

Le note dolenti invece restituiscono quella che viene percepita come burocratizzazione e restituita con l’espressione "non si può licenziare nessuno", intesa dai cittadini come percezione di immutabilità delle condizioni di chi lavora nella PA. Ed emerge una PA autoreferenziale laddove i cittadini esigono diritti riconosciuti, responsabilità diretta del funzionario e tempi definiti. Esiste infatti una discrasia fra la percezione del tempo dei cittadini e il tempo impiegato dalla PA per dare una risposta: il tempo diventa un ritardo, tanto più inaccettabile nell’epoca di Internet e delle nuove tecnologie. Ma i cittadini percepiscono anche cambiamenti che riguardano l’autocertificazione, la responsabilità individuale, la qualità, la gestione meno vessatoria dell’accesso agli sportelli e l’informatizzazione. "Crediamo – ha detto Longo – che dare voce ai cittadini sia un passaggio fondamentale per una svolta vincente nel rapporto fra PA e cittadini".

In Italia serve una "strategia della semplificazione". È quanto ha detto Gregorio Arena, presidente di Cittadinanzattiva e Ordinario di diritto amministrativo all’Università di Trento, che ha sottolineato: "C’è una sorta di legge della complessità inerziale: se lascio l’amministrazione a se stessa questa tende a diventare più complicata. E si complica anche perché le amministrazioni tendono a specializzarsi". La semplificazione va dunque intesa non come "evento" legato all’approvazione di una legge ma come "processo". "In Italia dovremmo dotarci di una strategia della semplificazione". E la semplificazione dovrebbe diventare, ha aggiunto Arena, "attività condivisa". Non è politicamente neutra perché esige di intervenire su assetti organizzativi e rapporti fra centri di potere. E questo – ha sottolineato – ha una fortissima valenza politica soprattutto in un momento in cui la complessità burocratica aggrava il disincanto e la sfiducia verso le istituzioni. Non solo: "Il ruolo dei dipendenti è cruciale". È fondamentale il ruolo delle persone che lavorano nelle amministrazioni perché "la qualità delle riforme dipende dalla partecipazione dei dipendenti". Quali dunque le proposte? L’ascolto quotidiano dei cittadini da parte delle amministrazioni, ad esempio attraverso la creazione di siti internet per monitorare i problemi. E il riferimento alla sussidiarietà: "Vogliamo provare a introdurre la semplificazione amministrativa fra i beni comuni?". Alla presentazione è intervenuta anche Cecilia D’Elia, Assessore alla Semplificazione del Comune di Roma: "Mi piacerebbe proporvi – ha detto – un tavolo di lavoro all’Assessorato che ci consenta di fare un assessorato al servizio della democrazia, della partecipazione e della trasparenza". Ha chiuso il convegno il Sottosegretario per le Riforme e le Innovazioni nella PA Giampiero Scanu, che ha fortemente polemizzato "con chi vuole vendere la Pubblica Amministrazione per difendere interessi privati e contro i Soloni che definiscono fannulloni tutti i lavoratori della PA".

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