L’efficienza della giustizia sotto la lente di Cittadinanzattiva

I giovani del Servizio civile controlleranno i tribunali italiani per monitorare disfunzioni e ritardi, avvicinare le esigenze della giustizia a quelle dei cittadini e migliorare, in questo modo, la qualità del "servizio giustizia". Il monitoraggio partirà a maggio in sei regioni italiane e in 14 città con la mobilitazione di 39 giovani del Servizio civile nazionale: è l’iniziativa presentata oggi da Cittadinanzattiva nell’ambito del convegno "Per la giustizia? Sempre Diritto". Si aggiungerà, ad aprile, l’attivazione del Pit Giustizia, servizio gratuito di informazione, consulenza e assistenza ai cittadini.

Il monitoraggio per la valutazione civica del servizio Giustizia vedrà la mobilitazione di 39 ragazzi del Servizio civile nazionale che gireranno nelle sedi giudiziarie, insieme a rappresentanti dell’associazione ed operatori. Saranno coinvolti venti grandi tribunali fra i quali Roma, Milano, Catanzaro e Bologna. In tutto, sei regioni italiane (Liguria, Calabria, Basilicata, Lombardia, Lazio, Emilia Romagna) e 14 città alle quali potranno aggiungersi altre sedi in via sperimentale. L’indagine sui tribunali rientra fra i programmi del Protocollo di Intesa firmato lo scorso novembre fra Cittadinanzattiva e Ministero della Giustizia per "migliorare la qualità dell’organizzazione del sistema giudiziario, facendo in modo che il punto di vista dei cittadini, fruitori del servizio, sia sempre presente in materia di organizzazione, tempi, accessibilità, informazione". Fra gli obiettivi del Protocollo c’è inoltre quello di istituire l’Ufficio relazioni con il pubblico nei tribunali di Catanzaro e Firenze.

Quali saranno dunque le azioni che verranno intraprese? Il monitoraggio permetterà fra l’altro di verificare la presenza di segnaletica all’interno e all’esterno dell’ufficio giudiziario, la presenza di luoghi e servizi di informazione, la garanzia di tutela della privacy, l’effettiva possibilità di ricorrere al patrocinio gratuito, le procedure di informatizzazione esistenti. A ispirare i controlli ci saranno i sette diritti contenuti nella Carta dei diritti del cittadino nella giustizia, promossa da Cittadinanzattiva nel 2001: diritto all’informazione, al rispetto, all’accesso, a strutture adeguate, alla partecipazione, ad un processo celere, alla qualità. I risultati dell’indagine saranno poi presentati il prossimo 25 ottobre in occasione della Giornata europea della giustizia civile.

Sarà attivato da aprile il Pit Giustizia, un servizio gratuito di ascolto, informazione, consulenza e assistenza che fornirà informazioni sulle modalità di ricorso e accesso agli strumenti di tutela e alle forme alternative di risoluzione delle controversie. Il Pit offrirà inoltre consulenza per la soluzione di problemi burocratici e offrirà assistenza legale e tecnica.

Il focus è dunque sullo stato della giustizia italiana.Ha commentato nella sua relazione introduttiva Mimma Modica Alberti, coordinatore nazionale Giustizia per i Diritti: "Con l’iniziativa di oggi Cittadinanzattiva pone al centro dell’attenzione nazionale la questione dei tempi dei processi, dei costi della giustizia, della partecipazione dei cittadini all’amministrazione di questo "servizio", come indica la stessa Costituzione italiana". L’analisi parte dal fatto che "da almeno due decenni per i politici italiani la giustizia è terreno di scontro con la magistratura" e ricorda la lentezza dei processi, che si ripercuote negativamente sui cittadini. "Le relazioni d’apertura dell’anno giudiziario – ha detto Mimma Modica Alberti – confermano che i veri problemi della Giustizia italiana sono i suoi tempi che non risultano né ragionevoli, né equi". Di conseguenza "per superare alcune delle difficoltà, l’Italia ha bisogno di una Giustizia di qualità, accessibile, erogata in tempi celeri ed una Magistratura indipendente come sancito dalla Costituzione italiana".

L’iniziativa di Cittadinanzattiva comprende la presentazione della bozza di una proposta di legge per il reperimento delle risorse necessarie al funzionamento della giustizia. Fra le proposte dell’associazione, quella di utilizzare i soldi confiscati in seguito a condanna penale, in parte per integrare i fondi a sostegno delle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere, ed in parte per l’informatizzazione degli uffici e delle procedure giudiziarie e per la fornitura di materiali e supporti per il loro funzionamento. Per l’associazione andrebbe inoltre rivisto il sistema della prescrizione "sospendendone l’applicazione per tutta la durata del processo penale, come già avviene per il processo civile. Questo consentirebbe una maggiore tutela delle vittime dei reati".

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