Libera e Cia insieme per i terreni confiscati

Un’alleanza per raddoppiare i prodotti della legalità: vino, olio, pasta, conserve, sughi, frutto del lavoro sui terreni confiscati alla criminalità organizzata. È stato infatti firmato oggi a Roma un protocollo di collaborazione fra "Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" e Cia-Confederazione italiana agricoltori: attraverso le sue strutture e i suoi tecnici, la Cia fornirà consulenza, servizi e assistenza alle cooperative e ai soci del progetto "Libera Terra" nella gestione dei terreni confiscati alla criminalità organizzata. La firma questa mattina ad opera del presidente della Cia Giuseppe Politi e del presidente di Libera don Luigi Ciotti.

"I campi confiscati alle mafie e oggi coltivati sono due volti fertili – ha detto don Ciotti – in senso agricolo perché i mafiosi scelgono le terre più pregiate, e fertili perché producono lavoro, dignità, speranza e futuro. I prodotti sono due volte buoni: sono buoni per la bontà al palato e sono buoni alla coscienza di chi li produce e di chi li acquista". E un annuncio: "Speriamo presto – ha detto il presidente di Libera – di avere le mozzarelle della legalità". È stato infatti costituito un tavolo tecnico per l’uso dei beni confiscati alla camorra.

"Libera Terra" gestisce circa 600 ettari di terreno confiscati e coltivati che finora si sono trasformati in più di un milione di pacchi di pasta, circa 200 mila bottiglie fra olio e vino, 100 mila vasetti di melanzane, miele e peperoncino, più di 250 mila confezioni di taralli, ceci, lenticchie, cicerchie. In Sicilia vengono gestiti terreni per 435 ettari dalle cooperative "Lavoro e non solo", "Placido Rizzotto" e "Pio La Torre"; in Calabria sono 92 gli ettari di terreno gestiti dalla cooperativa "Valle del Marro"; in Puglia 54 ettari sono gestiti dalla cooperativa "Terre di Puglia"; nel Lazio "Il Gabbiano" gestisce 10 ettari di terreno a Cisterna di Latina mentre in Campania, in provincia di Caserta, si stanno ponendo le basi per l’assegnazione di un terreno confiscato e la nascita di una nuova cooperativa. Il protocollo di collaborazione prevede che la Cia metta a disposizione, tramite le proprie attività, consulenza e assistenza tecnica in modo da fornire un valido supporto alle cooperative e ai soci dell’associazione. Sarà inoltre messo a disposizione anche il sistema di servizi: il patronato Inac per i problemi previdenziali, assistenziali e assicurativi e il Caf per le questioni fiscali e tributarie. Per il presidente della Cia Politi si tratta di "un’intesa che conferma il nostro impegno nei confronti di chi è mobilitato per la sicurezza e cerca di contrastare qualsiasi tipo di attività criminale".

Ma l’incontro ha rappresentato anche l’occasione per sollevare il tema dell’assedio della criminalità alle campagne. "La sicurezza – ha detto Politi – non è solo quella nelle città. C’è anche un problema di sicurezza nelle campagne, a danno dell’agricoltura e degli agricoltori". La Cia denuncia che un agricoltore su tre ha subito e subisce gli effetti delle criminalità organizzata: furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, usura, abigeato, estorsioni, pizzo, discariche abusive, macellazioni clandestine, danneggiamento alle colture, aggressioni, truffe nei confronti dell’Unione europea, caporalato. Reati diffusi in tutta Italia.

Il presidente di Libera ha sottolineato la necessità di una responsabilità collettiva: "Questi prodotti – ha detto – sono segni di speranza che non hanno bisogno dell’ ‘io’ ma del ‘noi’. Non chiamiamola più società civile ma società responsabile. E in questo noi si inserisce la Cia". Ha ricordato che nel ’96 vennero raccolte un milione di firme per chiedere la confisca e l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità. Attualmente i beni confiscati sono 7.874 dei quali solo 3.725 destinati e consegnati. "Da quando si è raccolto quel milione di firme ed è passata la legge sulla confisca e l’uso sociale una parte dei beni è stata destinata, una piccola parte utilizzata, bisogna fare molto di più. Abbiamo chiesto l’Agenzia nazionale, questo Governo l’ha messa nel programma e questo mi sembra un dato importante". Però, ha aggiunto, "dal momento che è uscita la legge non c’è più un mafioso in Italia che abbia intestato i suoi beni a sé. Bisogna trovare strumenti ancora più forti perché la confisca sia più efficace e più efficiente".

"L’agricoltura – ha ricordato il presidente di Libera – è stato il primo settore infiltrato dalla mafia" e le mafie "hanno continuato a tenere d’occhio il mondo dell’agricoltura". Questo non solo al Sud ma anche al Nord. I casi recenti ricordati da don Ciotti: infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mercato ortofrutticolo di Milano, truffe ai fondi europei, azioni della ‘ndrangheta nella piana di Lamezia, infiltrazioni sul litorale del Lazio.

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