Liberalizzazione farmaci, i Radicali a confronto

Qualche giorno fa la senatrice dei Radicali Italiani Donatella Poretti ha presentato un disegno di legge che abolisce l’obbligo del farmacista per la vendita dei farmaci da banco, senza l”obbligo di prescrizione, e chiede di abrogare il divieto per le vendite promozionali. Poretti è stata subito criticata dagli altri Radicali Italiani che l’hanno accusata di fare, così, gli interessi di Federfarma, provocando la chiusura delle parafarmacie. Elisabetta Zamparutti e Elio Lannutti hanno presentato un altro disegno di legge, elaborato in collaborazione con le organizzazioni dei liberi farmacisti, che prevede l’istituzione di un sistema parallelo di "farmacie convenzionate" con il Servizio Sanitario Nazionale e di "farmacie non convenzionate"; in queste ultime, si propone sia consentita la libera vendita con possibilità di sconto dei farmaci di fascia C, cioè quelli con obbligo di ricetta e non coperti dal SSN.

Help Consumatori ha intervistato l’onorevole Elisabetta Zamparutti.

Lei è favorevole alla presenza del farmacista per la vendita dei farmaci da banco?

La mia proposta vuole ampliare le possibilità di vendita dei farmaci a fronte della situazione italiana che è di assoluto monopolio della vendita dei farmaci da parte dei farmacisti titolari di farmacie. Questo significa bloccare il mercato e assegnare ad una categoria un privilegio che oggi come oggi, io trovo non abbia più senso. Questa mia proposta di legge si inserisce in storiche battaglie del Partito Radicale per la soppressione della pianta organica delle farmacie e mira anche a rafforzare quel blando avvio di liberalizzazione della vendita dei farmaci che era stato adottato dalla precedente legislatura, con il decreto Bersani. Da questo punto di vista quello che io propongo è l’istituzione di un servizio non convenzionato parallelo a quello convenzionato per consentire per altro a persone laureate e quindi perfettamente in grado di svolgere questo lavoro, di poterlo fare in proprio e non divenire semplicemente manovalanza dei farmacisti titolari che li mettono al banco a vendere i farmaci alle loro dipendenze. Per questo l’opposizione di Federfarma alla mia proposta è durissima perché mette in discussione un autentico monopolio. Bisogna quindi passare allo sgretolamento di questa vera e propria casta per avviare un processo di liberalizzazione che poi potrà anche, successivamente, prevedere la vendita di alcuni farmaci senza farmacista.

Lei pensa che la proposta della senatrice Poretti, dunque, sarebbe da attuare in un secondo momento?

O almeno contestualmente all’approvazione della mia proposta. Da sola, la proposta della senatrice Poretti è compatibilissima con la proposta Tommasini – Gasparri che mira, anche se questo non è un intendimento della senatrice Poretti che è una Radicale, a far chiudere le parafarmacie. Se si fa uscire la vendita di questi farmaci dalle parafarmacie, è questo quello che si ottiene (per evidenti ragioni di fatturato) e a mio avviso non è metodologicamente questo il modo di procedere, visto che il problema in Italia è il monopolio della vendita dei farmaci a vantaggio di un gruppo di persone, che sono i farmacisti titolari. Allora bisogna lavorare su questo fronte per aprire il mercato; a seguito di questo per favorire i consumatori si può aprire il mercato di alcuni farmaci senza farmacista. Il consumatore è avvantaggiato non dal fatto che trova l’aspirina al supermercato o al tabaccaio, ma dal fatto di poter contare sull’apertura di più esercizi farmaceutici e di poter scegliere tra un servizio convenzionato e uno non convenzionato. Oggi come oggi spesso non si ha il tempo di andare dal medico, farsi prescrivere il farmaco, farsi fare l’impegnativa per andare a comprarlo nella farmacia, Non capisco perché non si consente di ampliare la possibilità di scelta per i consumatori. Il problema è molto più grande; la sola apertura delle parafarmacie ha portato ad una riduzione, che non si era mai registrata, dei prezzi di vendita dei farmaci, i parafarmacisti praticano degli sconti e per la prima volta i farmacisti titolari si sono trovati, in una posizione sempre di estremo vantaggio, davanti ai consumatori che chiedevano uno sconto. Ne trae vantaggio lo stesso Servizio Sanitario Nazionale, quindi il problema è quello di liberalizzare innanzitutto la professione di farmacista e, di conseguenza, quella della vendita (con possibilità di sconto) dei farmaci (non solo quelli da banco) anche fuori dalle farmacie convenzionate, in modo tale che chi si laurea in farmacia può venderli perché è perfettamente titolato. Così si apre il mercato, si crea più occupazione e più concorrenza e, quindi, un beneficio maggiore per i pazienti-utenti del farmaco.

L’obiettivo, quindi, sia vostro sia della senatrice Poretti, è quello di ampliare il mercato. Quindi condivide la proposta della senatrice Poretti?

Io la condivido se è nel quadro di una riforma liberale della professione del farmacista e della vendita dei farmaci, non solo quelli da banco, ma anche almeno quelli di cosiddetta fascia C che prevedono la prescrizione medica ma che non sono coperti dal SSN. Nel sistema delle farmacie che vige attualmente in Italia, che – ripeto – è in mano alla casta intoccabile dei farmacisti titolari, liberalizzare la sola vendita dei farmaci da banco (togliendo il farmacista) senza liberalizzare la professione di farmacista, significherebbe fare solo il gioco di Federfarma (che infatti è d’accordo sulla proposta in questione), perchè il suo obiettivo è strozzare gli esercizi di vicinato messi su dai liberi farmacisti che, con il Decreto Bersani, per la prima volta nella storia, hanno intaccato (sia pur minimamente) il suo potere ma che, in prospettiva, potrebbero minarlo di molto se venisse liberalizzata la professione, la vendita dei farmaci e dei prezzi. I veri e più significativi vantaggi per i consumatori si hanno quando si tagliano le unghie alle corporazioni. Vendere senza la presenza del farmacista l’aspirina al supermercato o dal tabbaccaio, a Federfarma non gli fa nè caldo nè freddo. Far nascere e crescere le farmacie non convenzionate e, quindi, far uscire dalle farmacie i farmaci per cui è obbligatoria la ricetta medica, con la possibilità di fare sconti, di questo ha paura Federfarma e di questo si potrebbero avvantaggiare i consumatori. Se si seguirà questa strada, ma solo una volta che è stata tracciata e stabilita, ci sta anche la vendita senza presenza del farmacista dei farmaci senza obbligo di prescrizione medica.

di Antonella Giordano

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