Liberalizzazione farmaci, meglio senza farmacista?

Per completare la liberalizzazione delle farmacie è meglio liberalizzare la professione del farmacista o la vendita del farmaco? Su questo dilemma si sta giocando una partita importante sul piano politico italiano che ha per protagonisti alcuni esponenti del Partito Radicale.

Qualche giorno fa la senatrice dei Radicali Italiani Donatella Poretti ha presentato un disegno di legge che abolisce l’obbligo del farmacista per la vendita dei farmaci da banco, senza l”obbligo di prescrizione, e chiede di abrogare il divieto per le vendite promozionali. Il divieto imposto dalla legge è finalizzato – secondo la senatrice – a mantenere blindato un mercato su cui le attuali cosiddette liberalizzazioni hanno ancora poco influito. Un divieto, questo, di cui sembrano beneficiare solo gli attuali monopolisti, visto che pone un profondo limite alla competitività dei prezzi e al mercato visto che solo i grandi supermercati possono permettersi la creazione di spazi appositi e l’assunzione di farmacisti. Eliminando il monopolio della vendita alternativa dei farmaci OTC oggi detenuto dalla grande distribuzione al dettaglio, si favorirebbe, secondo Poretti "quei 40 milioni di cittadini che già fanno uso di questi prodotti.

Elisabetta Zamparutti ed Elio Lannutti, rispettivamente per Camera e Senato, hanno invece presentato un’altra proposta di legge elaborata in collaborazione con le organizzazioni dei liberi farmacisti, che prevede l’istituzione di un sistema parallelo di "farmacie convenzionate" con il Servizio Sanitario Nazionale e di "farmacie non convenzionate"; in queste ultime, si propone sia consentita la libera vendita con possibilità di sconto dei farmaci di fascia C, cioè quelli con obbligo di ricetta e non coperti dal SSN.

Help Consumatori ha approfondito la questione con la senatrice Donatella Poretti

Perché ha presentato un disegno di legge diverso da quello degli altri Radicali Italiani?

Intanto dico che ho presentato una proposta di legge in cui credo io e questo è quello che dovrebbe fare ciascun parlamentare. In secondo luogo questa è una delle prime cose che avevo presentato già nella scorsa legislatura quindi il mio lavoro va in questa direzione e cioè la possibilità che i farmaci da banco potessero essere venduti senza l’obbligo del farmacista, o comunque fuori dagli esercizi commerciali. Dopo varie discussioni è arrivato il decreto Bersani che ha liberalizzato la vendita dei farmaci da banco, con l’obbligo del farmacista. Ho visto questo decreto come un primo passo verso il mio ideale, che è quello di eliminare appunto anche l’obbligo del farmacista, almeno in determinate situazioni. Io non sono contro le parafarmacie anzi credo che più i farmaci siano reperibili più possibilità ci sono per il consumatore di averli a disposizione, che sia nelle farmacie, nelle parafarmacie o nei corner dei supermercati. Io ritengo che con l’obbligo del farmacista in alcune situazioni si sia resa impossibile la vendita dei farmaci da banco. L’esempio banale è quello degli autogrill che, essendo aperti 24 ore su 24, non possono permettersi la presenza di un farmacista. Quindi per vendere delle aspirine o altri farmaci che possono essere utili quando si viaggia in autostrada è necessario abrogare l’obbligo del farmacista. Che per le parafarmacie o per i corner dei supermercati grandi o per gli ambienti più ampi ci sia la necessità di un farmacista credo che più che la legge dovrebbe essere il buon senso a prevederlo. Cioè è normale che quando un cittadino ho un malessere chiede consiglio a un farmacista prima di acquistare un medicinale.

Le è stato contestato, dagli altri Radicali, il fatto che liberalizzando la vendita dei farmaci da banco, senza toccare la professione del farmacista e senza regolamentare tutto il sistema di vendita non si risolve la questione. Lei cosa risponde?

Il disegno di legge depositato alla Camera dall’onorevole Elisabetta Zamparutti è un disegno di legge fatto dai parafarmacisti per sviluppare e incrementare il discorso delle parafarmacie. Questo va benissimo, ma anche quello, come il mio, non è nell’ottica della massima liberalizzazione. Secondo me consentire una più ampia diffusione dei farmaci da banco non significa intaccare il lavoro dei parafarmacisti. Se invece si vuole fare un altro tipo di intervento di liberalizzazione bisogna rivedere completamente il sistema delle farmacie, delle piante organiche e dell’effettiva possibilità di un farmacista di aprire una farmacia perché come avviene oggi se uno non è figlio di un farmacista una farmacia non l’aprirà mai. Quindi il problema è più ampio e si può affrontare iniziando con l’introduzione delle parafarmacie per i farmaci da banco, aggiungendo poi i farmaci di fascia C e creando una doppia corsia, per cui se un cittadino va in una farmacia convenzionata non paga se invece compra lo stesso farmaco in una farmacia non convenzionata paga. Sono tutti modi per iniziare a far uscire i farmaci dalla situazione attuale di mercato bloccato dalle licenze. Io credo che stiamo parlando di due strategie diverse che vanno nella stessa direzione e ogni strategia ha i suoi pro e i suoi contro. Se mi si dice che la proposta di Zamparutti è il modo più semplice per portare sempre più farmaci fuori da quella nicchia delle poche farmacie che attualmente esistono e che sono un settore chiuso, allora benvenga la suddivisione delle farmacie in quelle di classe A e quelle di classe B, cioè quelle che rimborsano e quelle che non rimborsano. L’ideale sarebbe quello di rivedere alla radice il sistema.

Una risposta secca alla contestazione che le si fa, cioè quella di fare, con la sua proposta, gli interessi di Federfarma, facendo chiudere le parafarmacie e aumentando il fatturato delle farmacie convenzionate.

Io capisco che un’associazione di settore debba fare gli interessi degli associati della propria categorie, se non lo facesse sarebbe un grosso errore; quindi comprendo che le associazioni dei parafarmacisti facciano il loro interesse. Il rischio che possono paventare è quello che togliendo l’obbligo del farmacista chiunque può mettere su dei piccoli corner per vendere dei farmaci da banco. A me questa sembra un’estremizzazione perché non penso che tutti vogliano caricarsi l’onere della vendita dei farmaci, anche perché ci sono comunque delle regole da seguire. Probabilmente alcuni grossi supermercati non è detto che terrebbero l’obbligo del farmacista e quindi sarebbe a rischio il posto di quel farmacista, ma credo che un disegno di legge debba considerare quelli che sono, in generale, gli interessi dei consumatori.

di Antonella Giordano

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