Liberalizzazioni: i farmaci costano meno

Con la legge sulle liberalizzazioni e l’apertura delle prime parafarmacie si è creato un "circolo virtuoso" che ha condotto a un abbassamento dei prezzi dei farmaci: su un paniere di venti farmaci da banco – in maggioranza quelli più venduti – per un costo di listino di 163,30 euro, lo sconto medio nelle farmacie si è attestato intorno all’8,54% mentre nelle parafarmacie è stato del 15,79%. È quanto rileva la prima Indagine nazionale sui farmaci da banco realizzata dall’Osservatorio nazionale prezzi, tariffe, servizi di Federconsumatori, presentata oggi a Roma. Se le stesse percentuali medie di sconto vengono ripartite fra le diverse tipologie di esercizi, emerge che le farmacie comunali registrano uno sconto del 9,47%, maggiore dunque di quelle private che si attesta al 6,85%. La forbice risulta più ampia per le parafarmacie: quelle dei supermercati effettuano uno sconto medio pari al 20,62% mentre le parafarmacie private attuano uno sconto del 9,12%. Secondo Federconsumatori dunque "con l’introduzione della legge sulle liberalizzazioni, ad un anno dall’apertura dei corner della salute si è creato un circolo virtuoso che ha consentito di innescare una dinamica concorrenziale con abbassamento dei prezzi, e sconti maggiori anche nelle farmacie".

L’indagine è stata effettuata confrontando il prezzo di venti farmaci da banco di ampio consumo in 17 capoluoghi di regione nella settimana dal 12 al 17 marzo: sono stati elaborati i dati di 80 farmacie private, 23 comunali e 31 parafarmacie delle quali 18 private e 13 nei supermercati. Confrontando i dati delle medie di sconto nei diversi capoluoghi emerge che le farmacie che effettuano uno sconto maggiore si trovano a Roma, prima con il 18,22%, seguita da Napoli (14,43%), da Matera (13,83%) e da Trento. Le farmacie che invece effettuano uno sconto minore rispetto al campione sono a Treviso (2,19%) seguita da Bari (3,89%) e Milano (4,70%). Fra le parafarmacie gli sconti maggiori si registrano a Trento (25,57%), a Genova (24,19%) e a Perugia (24,17%) mentre gli sconti più bassi sono a Firenze (7,50%), a Sassari (8,24%), a Palermo e a Treviso. "Da questa prima indagine – rileva l’indagine – si evince che i cittadini consumatori hanno accolto favorevolmente le opportunità di scelta e risparmio introdotte lo scorso anno dal Governo. Le diversità da città a città negli sconti riflettono anche il fatto che in diversi casi le parafarmacie al momento della rilevazione o non erano presenti su quel territorio o si dimostravano ancora poco influenti nelle dinamiche competitive in quanto aperte solo di recente, pertanto poco conosciute". Alla presentazione è intervenuto il Direttore generale del Ministero dello Sviluppo Economico Antonio Lirosi: ad un anno dalle liberalizzazioni, ha commentato, "si ha uno sconto medio da un minimo del 7% a un massimo del 21%". E se prima lo sconto di fatto non veniva praticato, "l’effetto virtuoso è che oggi gli sconti si praticano". Il modello legislativo attuale, ha affermato Lirosi, è "corretto ed equilibrato" perché consente di rispettare il principio della difesa della salute del cittadino, di applicare il principio della pluralità delle forme distributive, di valorizzare la professionalità del farmacista e di garantire accessibilità ai farmaci: "L’elemento di equilibrio è la presenza obbligatoria del farmacista, un punto ritenuto indispensabile anche dalle associazioni dei consumatori".

Per Federconsumatori la presentazione dell’indagine ha rappresentato anche l’occasione per sottolineare l’impegno su altri versanti: i farmaci di fascia C, la diffusione degli equivalenti e quella delle confezioni monodose. L’associazione sostiene infatti la vendita dei farmaci in fascia C al di fuori dell’attuale circuito farmaceutico: il mercato di tali farmaci a carico del cittadino "è di oltre 5 miliardi" e dunque il provvedimento di estensione alla vendita nelle parafarmacie "avrà ricadute positive sulle famiglie, di circa 1.000-1.200 milioni di euro annui". Farmaci equivalenti: "Nel nostro Paese – afferma Federconsumatori – l’utilizzo di questi ultimi è ad un livello ancora basso; meno del 10% delle quantità commercializzate, contro il 32% della Germania, quasi il 39% del Regno Unito ed il 47% dell’Olanda" per volumi di vendite. Secondo l’associazione "il medico deve indicare il principio attivo o in alternativa dare al paziente la possibilità di chiedere al farmacista un equivalente di minor costo". "L’uso di farmaci equivalenti su larga scala – afferma – permetterebbe risparmi di circa il 30% rispetto al costo di quelli "griffati" pari a oltre 300 milioni di euro all’anno". Altro tema: incrementare l’uso di farmaci monodose o conformi al tempo previsto per la guarigione, che comporterebbe secondo Federconsumatori un risparmio di oltre il 25-30% sulla spesa sanitaria nazionale per i farmaci. Con i processi di modernizzazione in atto, ha ricordato in chiusura il presidente dell’associazione Rosario Trefiletti, "significa andare nella direzione di riqualificazione delle farmacie come presidi sanitari veri sul territorio".

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