Liberalizzazioni: il ritardo costa 23 miliardi

23 miliardi di euro, pari al 2,5% dei consumi annuali delle famiglie e all’1,4% del Prodotto interno lordo: sono questi i costi dei ritardi strutturali del paese e delle mancate liberalizzazioni a livello complessivo, ovvero sommando i settori commercio, assicurazioni, banche, carburanti e farmaci, sull’intero sistema di famiglie e imprese. Liberalizzazioni mancate e ritardi strutturali si fanno dunque sempre più pesanti. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio sulle Liberalizzazioni realizzato dal Cermes, il Centro di Ricerche sui Mercati e sui Settori Industriali dell’Università Bocconi di Milano per conto di Federdistribuzione.

In particolare, la maggiore apertura del mercato avrebbe un impatto notevole soprattutto su due voci: il settore del commercio alimentare e non alimentare (con ricadute stimate in quasi 11 miliardi di euro), e quello dei servizi bancari (poco più di 7 miliardi di euro) e dei servizi assicurativi (poco più di 4 miliardi di euro). Non solo. "Minori impatti economici, ma tangibili effetti "psicologici" possono riscontrarsi anche nella distribuzione di carburanti e farmaci – rileva Federdistribuzione – Si tratta, infatti, di mercati molto sensibili per i consumatori, con prodotti di utilizzo regolare e sui quali l’effetto di una riduzione dei prezzi per maggiore liberalizzazione sarebbe immediatamente percepito".

"Questa seconda edizione dell’Osservatorio conferma purtroppo quanto già emerso nel 2007: ogni anno che passa il sistema di famiglie e imprese paga un costo molto caro per i ritardi che il Paese sconta in termini di concorrenza e apertura dei mercati – dichiara Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione – A quasi due anni di distanza ben poco si è mosso parlando di liberalizzazioni. Anzi, in alcuni casi come quello dei farmaci, c’è il pericolo di fare dei passi indietro, e questo è un rischio che dobbiamo assolutamente scongiurare". Per Federdistribuzione, "una maggiore concorrenza nei mercati può essere dunque un fattore fondamentale per lo sviluppo del Paese e può aiutare l’Italia nell’uscita dalla crisi. Non una liberalizzazione "selvaggia", tuttavia, ma un percorso che preveda le necessarie tutele e le assistenze sociali per i lavoratori, ipotizzando quindi contestualmente forme di intervento per evitare che eventuali costi sociali siano divisi in modo non equo".

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