Liberi dai veleni, di M. Ilari e A. Tarquinio

Se si vogliono salvare le api, l’ambiente e il consumatore dal bombardamento degli agrochimici riversati dappertutto e dai tossici che finiscono negli alimenti è giunto il momento di impegnarsi in prima persona. Dunque, per invertire la tendenza aderisci all’appello di Apitalia, che sarà poi diffuso e presentato alle autorità. Non si possono fare lacrime da coccodrillo e riempire pagine di giornali e TV di gridi di allarme sulla moria delle api per poi dimenticarsene qualche giorno dopo e lasciare così che le cose continuino come prima.

Siamo avvolti da nuvole di chimica. Nuvole presenti nell’aria, negli ambienti che frequentiamo giornalmente, sui campi agricoli, nei semi, i famigerati neonicotinoidi che tanto male fanno alle api, nei cibi che apparecchiamo in tavola. E non c’è da stare allegri. Sono 80.000 le sostanze chimiche prodotte e che sono state poi immesse sul Pianeta.

«Occorre intervenire in tempi rapidissimi visto che sull’86% dei 2.500 agenti chimici impiegati più frequentemente non abbiamo abbastanza informazioni per valutare a fondo i loro effetti sanitari» ha affermato con forza Maria Grazia Midulla, responsabile della Campagna del Wwf per la lotta ai veleni che ci assediano. Le autorità competenti si comportano un po’ come gli struzzi, dimenticando che in seguito al dominio della chimica moderna siamo circondati da un arsenale che rischia di decretare la nostra scomparsa dal pianeta Terra.

Ammaliati come siamo dalle uova che non si attaccano alla padella, dai cibi Ogm, da frutta con il make-up, dal fatto che il corpo non rilascia cattivi odori, dai computer superveloci e dalle autovetture che toccano i 100 km l’ora in appena 6 secondi ci stiamo trasformando in tanti smemorati di Collegno, immortalato da una superba interpretazione di Totò. Il prezzo da pagare? Come abbiamo detto le sostanze chimiche oramai sono cosparse dappertutto e si tratta di composti che conosciamo da tempo e di altri che non sappiamo cosa vanno a produrre di negativo nel corpo. Una cosa è certa permangono al nostro interno per anni e anni. Li immagazziniamo nei gesti abituali che compiamo ogni giorno, atti all’apparenza innocui ma densi di nuvoloni neri.

Che prezzo dovremo pagare per tutto ciò? Se lo è domandato sul finire del 2006 il giornalista Usa David Ewing Duncan, che si è fatto prelevare ben 14 fiale di sangue per avere un campionario completo sulla presenza di sostanze chimiche nel suo sangue. Ha fatto da cavia e ha permesso la pubblicazione dei dati sulla prestigiosa rivista americana National Geographic, anche nella versione italiana. Un percorso che ha riservato non poche sorprese. Il primo momento della contaminazione avviene attraverso la placenta e il cordone ombelicale e si tratta di una parte della zavorra chimica presente e depositata nel corpo della madre. Altre molecole sempre indesiderate, basta citare i pesticidi, arrivano attraverso il latte materno. Anche il momento dei primi giochi è a rischio: giocare in vicinanza di luoghi inquinati e l’utilizzo di giocattoli con sostanze chimiche è ricolmo di insidie. Ma ci sono tanti altri pericoli quando si entra nell’età adulta: profumi e shampoo inquinati dalla presenza di ftalati che fanno parte dei famigerati Pops (Persistant Organic Pollutant), sostanze organiche e persistenti che possono determinare la perdita della fertilità e l’abbassamento del numero degli spermatozoi, lesioni al sistema riproduttivo, possibile cancro dei testicoli, delle ovaie e del seno.

L’allarme per queste ed altre molecole è stato lanciato da tempo dall’endocrinologo dell’Università "La Sapienza" di Roma Leopoldo Sivestroni che non demorde dal mettere sul banco degli imputati i "distruttori endocrini" che dall’ambiente arrivano direttamente nella catena alimentare sino all’uomo e, nei cibi, si combinano in un cocktail velenoso. L’alternativa? In attesa dei provvedimenti d’obbligo che eliminino queste sostanze dal processo produttivo, l’unica possibilità è nella rigorosa scelta degli alimenti, accordando la preferenza a quelli di origine biologica e non si tratta della solita "tiritera" visto che hanno certamente un minor numero di contaminanti chimici. «Visto che i distruttori endocrini si nascondono nel grasso è meglio non esagerare con i cibi ridondanti di grasso. Verdure e frutta vanno, poi, lavate con cura e l’imperativo è mangiare in modo equilibrato.

Come? Il modello vincente è la dieta mediterranea e l’alimentazione biologica» puntualizza il professor Silvestroni. Assai più problematico, invece, scoprire il "cavallo di Troia" attraverso il quale penetrano nel corpo i ritardanti di fiamma: tappeti, plastica intorno ai televisori, materassi, automobili, aerei. Questi componenti hanno fatto il loro ingresso fra noi una trentina di anni fa e hanno originato uno spray sottilissimo che è riuscito, con il passare del tempo, a inquinare i luoghi più impensati. Una prova? Sotto la loro azione è risultato sconvolto il ciclo vitale degli orsi polari e quello delle orche del Pacifico. «Molte di queste sostanze, pur essendo state proibite da tempo, tipo gli alchifenoli dei detersivi domestici, gli ftalati di giocattoli e tettarelle o verti pesticidi vietati o limitati in Europa, rischiamo di continuare a depositare perché potrebbero essere presenti in articoli importati da Paesi extracomunitari e in molta frutta esotica e non di stagione che è trattata con pesticidi» spiega Alberto Mantovani ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato lo studio nazionale pilota sugli effetti dei distruttori endocrini. Il dottor Mantovani, tra l’altro, è il coordinatore di un gruppo di lavoro sia sui fattori di rischio che agiscono a livello ormonale sia sulle malattie connesse per elaborare le basi scientifiche per le strategie di prevenzione a livello europeo.

E il ruolo dell’alimentazione nella contaminazione globale di inquinanti può essere veramente disastroso. Dopo dieci anni di lavoro, è finalmente uscito un rapporto del Wwf che offre un quadro illuminante. Ben 119 sostanze tossiche appartenenti a 8 diversi gruppi di composti chimici sono state rinvenute nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in 7 paesi europei. Il dossier del WWF "La catena della contaminazione globale: il ruolo dell’alimentazione" ci dice che la principale via di esposizione alla maggior parte delle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni), è l’alimentazione. La "catena di contaminazione" è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo: dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani. Sono presenti nelle case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola. «Neppure la dieta più salutare ci mette al riparo dagli inquinanti chimici tossici.

Dunque, riteniamo che le sostanze chimiche debbano essere sottoposte ad una normativa più efficace. Chiediamo ai parlamentari europei che siano bandite le sostanze più pericolose e applicato il principio di precauzione. L’imperativo è che siano fissati requisiti severi per i produttori per garantire trasparenza di informazione su tali sostanze.

E’ necessario, inoltre, che il consumatore sappia quali sostanze sono presenti nei prodotti di uso quotidiano» asserisce Michele Candotti, Segretario Generale del WWF Italia. I 27 campioni di alimenti, prelevati in Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia, Spagna, Grecia e Finlandia sono tutti di largo consumo come prodotti caseari (latte, burro e formaggio), carne (salsicce, petti di pollo, salame, bacon), pesce (salmone, tonno, aringhe) e ancora pane, olio d’oliva, miele, succo d’arancia. Nessuno dei prodotti, acquistati in supermercati e commercializzati dalle marche comuni, è risultato esente da tracce di sostanze chimiche. Anzi, in tutti sono stati trovati, in varia misura e secondo miscele differenti, i 119 composti tossici appartenenti agli 8 gruppi di sostanze presi in esame. Di cosa si tratta? Sono stati rintracciati inquinanti vecchi e nuovi, come ftalati nell’olio d’oliva, nei formaggi e nella carne, pesticidi organoclorurati, come il DDT, nel pesce, nel burro e nella carne di renna, muschi artificiali e organostannici nel pesce, ritardanti di fiamma ancora nella carne nel miele e nel pesce. In parallelo, grazie alla collaborazione di Silvano Focardi dell’Università di Siena, sono stati effettuati test su campioni di lasagna, acquistati nei supermercati di quattro città italiane e sono stati rintracciati più di 42 Pcb e 13 residui di pesticidi, tra cui il DDT.

Le conseguenze per la salute? I livelli di contaminanti rilevati negli alimenti analizzati non sono in grado di causare conseguenze dirette o immediate sulla salute, i consumatori non devono entrare nel panico o bandire questi prodotti, ma deve essere seriamente valutato l’effetto di un’esposizione cronica, anche a dosi considerate basse, di un cocktail di contaminanti attraverso la dieta, soprattutto nel feto in via di sviluppo, nei neonati e nei bambini. La Food Standards Agency del Regno Unito, ad esempio, ha di recente reso note alcune relazioni sulla presenza di sostanze chimiche bromurate e fluorurate in campioni di cibo del Regno Unito e di diossine e PCB nel pesce e nei frutti di mare. Ricercatori indipendenti hanno, invece, saggiato la concentrazione di contaminanti in alimenti, tra cui i ritardanti di fiamma, bromurati2 e nonilfenoli3. Insetticidi vecchi e nuovi minacciano le nostre amate api. I neonicotinoidi che sono utilizzati nella concia delle sementi hanno un’azione devastante. Ma lo ripetiamo non sono solo loro è l’intero impatto chimico che devasta le api. Tornando ai neonicotinoidi non appena il seme germina, la pianta risulta ricoperta dall’attacco dei parassiti per l’intero ciclo di sviluppo. La ragione? Facile, il principio attivo si muove all’interno dei vasi floematici del vegetale e basta qualche grammo ad ettaro per dispiegare la loro azione di morte. In Francia sono stati messi al bando e in non pochi paesi si sta riprendendo in esame la loro autorizzazione di vendita.

Da noi? "Parole…Parole…Parole…", come dice una bellissima canzone di Mina. E gli Organismi Geneticamente Modificati? Secondo non pochi ricercatori tali molecole potrebbero anche essere tossiche per le api. E ancora si spargono sostanze velenose sui campi con piccoli aerei ed elicotteri. Una nube che certo non fa bene alle api e neppure a noi. Noi amiamo ricordare il meraviglioso libro di Rachael Carson, "Primavera Silenziosa" che ben 45 anni fa provocò scalpore mettendo sul banco degli imputati il DDT. Vogliamo il monitoraggio di quell’86% dei 2.500 agenti chimici cui abbiamo fatto riferimento all’inizio dell’articolo. Diciamo basta all’ecatombe di api. Vogliamo che almeno, come dichiarammo qualche tempo fa all’Agenzia di stampa il Velino, sia applicato il principio di precauzione. In parole povere se di un principio chimico non conosciamo gli effetti è meglio non utilizzarlo. Basta, perché se continua così fra qualche tempo non si parlerà più di moria ma di scomparsa delle api.

di Massimo Ilari, Direttore Editoriale di Apitalia e Alessandro Tarquinio, Redattore ed Webmaster di Apitalia in collaborazione con: Vita & Salute.

LINK: Apitalia

 

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