MADE IN ITALY. Coldiretti, più qualità nel bilancio agroalimentare

Cresce la produzione di qualità nell’agroalimentare Made in Italy ma la situazione attuale fa prevedere una riduzione del valore aggiunto agricolo del 2,8 per cento per effetto di un calo delle quantità, con una flessione dell’ 1,8 per cento nelle produzioni vegetali e dell’2,1 per cento in quelle di allevamento. E’ questa l’analisi provvisoria dell’annata agraria 2005-2006 tracciata dalla Coldiretti, sulla base delle previsioni Ismea, per l’11 novembre, giorno di San Martino e tradizionale tempo di bilanci per le imprese agricole, che cade nella Giornata Nazionale del Ringraziamento in programma a Parma, promossa dalla Cei con la collaborazione della Coldiretti che aprirà nella città sede dell’Efsa, l’Authority europea per la Sicurezza Alimentare, l’Ufficio Nutrizione e Sicurezza Alimentare con l’inaugurazione alle ore 15,30 in piazzale Barezzi 3.

Per la siccità risulta in calo nel 2006 la produzione di cereali, ma si riducono anche ortaggi e barbabietole da zucchero mentre sono pressoché stabili i raccolti di uva da vino (50 milioni di ettolitri) e aumenta la produzione di olio d’oliva. Negli allevamenti – continuano i coltivatori – particolarmente sensibile è stato il calo per il pollame a seguito degli effetti psicologici sui consumi determinati dall’emergenza dell’influenza aviaria. Nei primi sette mesi del 2006 le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy sono aumentate del 10 per cento soprattutto grazie ai buoni risultati di vino, olio e pasta mentre le importazioni sono cresciute del 9 per cento. Rimane comunque un pesante disavanzo commerciale che tuttavia potrebbe ridursi con il bilancio finale anche per gli effetti positivi della vittoria dei mondiali di calcio che si dovrebbero fare sentire nella seconda metà dell’anno.

Nel corso del 2006 – continua la Coldiretti – sono risultate attive oltre 950mila imprese agricole, è cresciuto sostanzialmente il livello occupazionale e le unità di lavoro attive in agricoltura fanno segnare un aumento del 3,5 per cento che è in realtà il risultato di un incremento record tra i lavoratori dipendenti (+9,8 percento) e di una sostanziale stabilità tra gli indipendenti con un aumento dello 0,1 per cento. La crescita occupazionale che si è verificata e che riguarda anche la presenza di lavoratori extracomunitari è anche la dimostrazione – sostiengono- dell’impegno del sistema delle imprese che opera in agricoltura nel rafforzare il percorso di trasparenza dei rapporti di lavoro e impedire che si ripetano inquietanti fenomeni malavitosi che – umiliano uomini e il proprio lavoro e gettano una ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell’attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune.

Occorre – precisa la nota – portare la concertazione sul territorio per individuare un percorso istituzionale verso la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e la lotta allo sfruttamento con il coinvolgimento di tutte le parti sociali firmatarie dell’avviso comune sul sommerso che rappresenta un riferimento che contiene strumenti efficaci e condivisi per la trasparenza di un settore fondamentale per il rilancio del made in Italy. E’ proseguito nei campi anche nel 2006 il processo di valorizzazione qualitativa dei prodotti e di diversificazione dell’offerta delle imprese agricole con una crescita della vendita diretta e delle produzioni a denominazione di origine.

Nel corso dell’annata – precisano i coltivatori – è cresciuto da 151 a 155 il paniere dei prodotti nazionali a denominazione di origine riconosciuti dall’Unione Europea e le specialità nell’albo dei cibi tradizionali sono passate da 4100 a 4255, mentre secondo una recente indagine Agri 2000 nel 2006 in Italia sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente dalle circa centomila imprese agricole che hanno offerto questa opportunità. Segnali positivi anche per l’agriturismo e, se le previsioni positive saranno confermate, è stimabile una crescita delle presenze sia nazionali che estere per un totale, a fine anno, di oltre tre milioni e un fatturato complessivo pari a circa 900 milioni di euro (+12 per cento) realizzato nei 15mila agriturismi nazionali con alloggio garantito da 140.000 posti letto. Riprendono a crescere – conclude la Coldiretti – anche i consumi familiari di biologico che nel secondo quadrimestre del 2006 fanno registrare un aumento record del 6,4 per cento nei prodotti confezionati, secondo i dati Ismea AcNielsen, con l’Italia che mantiene la leadership europea, con un terzo delle imprese biologiche europee (49.859) e un quarto della superficie bio dell’Unione (1.067.102 ettari).

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