MADE IN ITALY. Olio, Legambiente: “Solo etichetta chiara e trasparente tutela il prodotto”

Nel primo trimestre del 2006, il valore delle esportazioni di olio d’oliva italiano ha quasi raggiunto i 250 milioni di euro, registrando un incremento del 30% rispetto allo stesso periodo del 2005. Ma se non punta con decisione sulla qualità il nostro Paese rischia di perdere colpi sul mercato internazionale. Legambiente aderisce alla Giornata nazionale dell’olio extravergine d’oliva italiano indetta oggi dalla Coldiretti e chiede che diventi obbligatoria al più presto "un’etichetta che indichi in modo chiaro e trasparente l’origine dell’olio d’oliva extravergine italiano, per la tutela di consumatori e produttori".

"Non sempre è possibile trovare un autentico olio italiano in molte presunte bottiglie ‘made in Italy’ – dichiara Francesco Ferrante, direttore generale dell’associazione ambientalista -, e non si tutelano così né i consumatori, né i produttori né tanto meno il prodotto. Per difendere la qualità della produzione nazionale l’indicazione dell’origine sull’etichetta e la trasparenza delle norme sull’etichettatura sono fondamentali".

Quello dell’olio d’oliva – si legge nella nota – è oggi un settore in forte espansione. Nel nostro Paese i consumi si attestano intorno ai 10 kg procapite, contro i 20 della Grecia che detiene il primato mondiale. L’Europa nel complesso realizza l’80% della produzione mondiale e il 75% dei consumi totali. Ma a dispetto di queste potenzialità la produzione italiana sta attraversando un momento di difficoltà.

"Per combattere la concorrenza si sacrifica la qualità – continua Ferrante – ma per reggere la sfida dei produttori stranieri bisogna invertire la rotta. Il nostro limite sta nell’assenza di attenzioni istituzionali. Eppure l’olivicoltura italiana offre una produzione diversificata, che comprende le tante produzioni locali e il primato mondiale di oli Dop e Ipg. Una ricchezza – conclude il direttore generale di Legambiente – che può rappresentare la carta vincente in un mercato sempre più concorrenziale. Per l’Italia, che non può competere sulla quantità, la strada da percorrere è quella della promozione dei prodotti d’eccellenza legati al territorio".

 

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