MC: ticket sanitari, nessuna tutela per i più poveri

L’applicazione dei ticket sulla sanità – 10 euro sulle visite specialistiche e le analisi e di 25 euro sui codici bianchi al pronto soccorso, secondo quanto deciso dalla manovra di luglio – ricade pesantemente sulle fasce più povere della popolazione. A tre mesi dalla loro introduzione, la spesa per i cittadini è aumentata, e se a questo si aggiungono le liste di attesa interminabili, si spiega facilmente il ricorso alle strutture private. Soprattutto, si rischia di pagare una stangata ogni volta che si teme un malore e si fanno gli accertamenti necessari. "Una persona che si reca al pronto soccorso e dichiara di avere un dolore a livello gastrico, se sottoposto a visita cardiologica, elettrocardiogramma, consulto chirurgico ed ecografia, senza che si evidenzi nulla di serio, può pagare anche 130,15 euro".

È quanto spiega Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori, che snocciola le voci di spesa: quei 130 euro derivano da 30 euro che servono per il cardiologo e l’elettrocardiogramma, cui si aggiungono 10 euro di ticket nazionale; ci sono 19 euro per la visita chirurgica più altri 10 di ticket; servono 36,15 euro per l’ecografia; e il paziente in questione, se classificato come codice bianco, paga ulteriori 25 euro.

Regione che vai, ticket che trovi. Ogni realtà regionale declina infatti i ticket in modo diverso. Il Movimento Consumatori ha condotto un’indagine su come le regioni si siano adeguate alla nuova norma: ognuna ha "personalizzato" il sistema e quasi tutte applicano i ticket ad eccezione di Valle D’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento e Sardegna, che hanno detto no al ticket di 10 euro sulla specialistica. La Sardegna sta pensando comunque a un aumento "simbolico" di 1 euro per tutti.

Liguria, Lazio, Basilicata, Calabria hanno introdotto il ticket di 10 euro a ricetta, così come previsto dalla legge nazionale e senza modulazioni. Friuli Venezia Giulia, Campania, Molise hanno deciso di introdurlo, ma si parla di eventuali rimodulazioni. Le altre regioni si sono regolate diversamente.

L’Abruzzo prevede l’applicazione del ticket per nuclei familiari con redditi superiori a 36.151 euro annui. Un blocco di regioni – Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Marche e Veneto – ha modulato il ticket in base alle fasce reddituali. In particolare, Toscana, Umbria ed Emilia Romagna prevedono esenzione dal ticket per redditi fino a 36.152 euro; fra 36.153 euro e 70 mila euro, il ticket è di 5 euro; fra 70.001 e 100 mila euro, il ticket ammonta a 10 euro; sale a 15 euro oltre i 100 mila euro di reddito. Il Veneto invece prevede ticket di 10 euro per chi appartiene a nuclei familiari con reddito maggiore o uguale a 29 mila euro e ticket di 5 euro per chi ha reddito inferiore.

Altro sistema è quello di Lombardia e Piemonte, che hanno introdotto il ticket in base alla tipologia degli esami, con un contributo proporzionale al valore della prestazione, che però viene pagato da tutti nella stessa misura a prescindere dal reddito. In questo caso, per le ricette fino a 5 euro non c’è aggravio di spesa, mentre per le altre prestazioni l’aumento del ticket è graduale fino a un massimo di 30 euro per gli esami più complicati. In Sicilia, infine, dove c’era già un balzello di 2 euro a ricetta, se ne sono aggiunti altri 8 per arrivare a 10 euro.

"Ci troviamo di fronte a 20 sistemi diversi – spiega Rossella Miracapillo – e nella stragrande maggioranza dei casi non sono tutelate le fasce deboli della popolazione. E’ aumentata la pressione economica in modo insopportabile su coloro che vivono la condizione di ‘malati’. E nessun intervento invece è stato adottato per arginare gli sprechi", come consulenze esterne o i carenti controlli sulle prestazioni delle strutture private convenzionate.

"Il quadro che emerge – continua Miracapillo – fotografa purtroppo una situazione in cui viene sempre meno il concetto sociale di assistenza, che era insito nel Sistema sanitario nazionale. Un sistema, il nostro, fondato sulla reciproca sussidiarietà e che viene così depauperato dei criteri di equità e di efficienza, a favore del sistema privato che in queste situazioni risulta avvantaggiato. I costi elevati per accedere alle prestazioni pubbliche si aggiungono a interminabili liste di attesa. Le persone preferiscono, quindi, rivolgersi alle strutture private per la loro celerità".

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