MDC e Legambiente presentano Truffe a Tavola 2006

Sono 38 le persone arrestate e oltre 12.800 quelle segnalate alle autorità da parte dei Nas. Aumenta del 7%, rispetto al 2004, il valore dei sequestri effettuati. Oltre 3700 gli operatori irregolari individuati dall’ Ispettorato Repressione Frodi. Non meno preoccupanti dei numeri i casi: dal taglierino in un sacchetto di pop corn alle cozze "made in China"; dal chiodo in una confezione di pane alle uova marce per merendine. E’ quanto emerge da "Truffe a Tavola 2006", , il III rapporto sulle frodi alimentari in Italia realizzato dal Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente e presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa.

Ad aprire la conferenza stampa Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino che ha evidenziato come quest’anno "Truffe a Tavola sia l’indagine più completa su tutta la filiera alimentare. Nel rapporto, infatti, ci sono i numeri ed i casi più eclatanti delle operazioni dei Carabinieri per la Sanità, Carabinieri per le politiche agricole, Ispettorato Repressione Frodi, Ministero della Salute, Corpo Forestale e Guardia Costiera".

Dopo aver sottolineato l’efficacia del sistema dei controlli Longo ha rassicurato come "Il quadro complessivo della filiera produttiva e commerciale alimentare italiana sia di ottima qualità e garantisca il consumatore, ma ci sono ancora settori a rischio per i quali ben vengano le sanzioni più severe previste dal Decreto legislativo 190 dello scorso aprile per chi non ritira subito dal commercio prodotti non sicuri".

Anche Francesco Ferrante, direttore Generale di Legambiente, ha sottolineato l’impegno delle forze dell’ordine in tema di sicurezza alimentare ricordando come "Tutelare ed effettuare controlli non è solo una sicurezza in più per il consumatore ma anche un ottimo contributo al sistema economico ed alla filiera agroalimentare italiana". "Eppure – ha aggiunto Ferrante – una maggiore sicurezza potrebbe essere ottenuta attraverso l’applicazione di norme più severe per quanto riguarda l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti alimentari, sia italiani che provenienti dall’estero e soprattutto inserendo tempi certi per i procedimenti giudiziari che riguardano gli alimenti: effettuare le analisi in tempi rapidi infatti, permetterebbe di controllare efficacemente la filiera e di risalire alla fase del danno prima che si perdano le tracce dei responsabili e che i prodotti adulterati vengano dispersi nei vari passaggi della catena della distribuzione".

Per il magistrato (Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tivoli) Luca Ramacci, nel sistema dei processi che riguardano questioni alimentari, vi è un problema di tempi legato alla competenza della Procura. "La competenza di un procedimento – ha spiegato – spetta al sito dove il prodotto oggetto della frode è stato prodotto o confezionato e non da dove proviene la segnalazione".

Ramacci ha inoltre sottolineato la gravità di casi come la vicenda del ‘pomodoro con i vermi’, in cui il prodotto "con il logo del produttore è stato commercializzato ad altri marche per produrre conserve di pomodoro". Molti i casi gravi che hanno popolato le truffe a tavola del 2005: dall’allarme crescente anche per il cibo proveniente da Paesi in cui non ci sono i controlli sanitari europei, in particolare dalla Cina al pesce scaduto da oltre sei anni e venduto come fresco.

Al tavolo si sono poi susseguite tutte le autorità preposte alla garanzia della sicurezza alimentare. Dai Carabinieri per la Sanità all’Ispettorato Repressione Frodi, dal Ministero della Salute al Corpo Forestale e Guardia Costiera.

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