MINORI. A Milano un convegno su “Bambini nella Rete: rischi e potenzialità di Internet”

Cresce il popolo dei giovani navigatori ma la diffusione della Rete, oltre alle enormi potenzialità di Internet, mette in luce anche i rischi, per bambini e adolescenti, associati all’utilizzo di queste nuove tecnologie. La lotta e la prevenzione dei pericoli della Rete per bambini e adolescenti e l’importanza del fornire strumenti che favoriscano la comprensione di queste problematiche emergenti sono stati al centro del convegno "Bambini nella Rete: rischi e potenzialità di Internet", moderato da Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), che si è tenuto oggi a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Nel corso del convegno è stato presentato il progetto Hot114 – una hotline operativa 24 ore su 24 gestita da Telefono Azzurro – promosso dalla Commissione Europea nel contesto del progetto Safer Internet per favorire un utilizzo sicuro della Rete e delle nuove tecnologie, consentire di segnalare qualsiasi tipo di contenuto ritenuto illegale o potenzialmente pericoloso per bambini e adolescenti così da contrastarne la diffusione e limitarne l’accessibilità nella Rete.

Secondo i dati del 7° Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza presentati nel corso del convegno, un bambino su tre (dai 7 agli 11 anni) naviga in totale solitudine, almeno una volta su cinque, la sera o nel corso della notte.

Dalla ricerca, realizzata da Telefono Azzurro-Eurispes emerge inoltre che il 20% dei bambini dichiara di aver incontrato almeno una volta un adulto in chat "che dava fastidio", ma solo il 18% dei piccoli intervistati lo ha raccontato ai genitori. Il 75% degli adolescenti intervistati dichiara invece di aver fatto amicizia in chat e, rispetto al campione complessivo (12-19 anni), uno su tre ha dichiarato di aver incontrato dal vivo una persona conosciuta tramite Internet.

"Il problema rappresentato dal rapporto tra i bambini e le nuove tecnologie è relativamente nuovo e probabilmente non si sono ancora individuate le parole giuste per dialogare in modo efficace", ha dichiarato Antonio Longo in apertura dei lavori. Il presidente di MDC, nel sottolineare che con i videogiochi, per esempio, "i bambini, per la prima volta, ne sanno più dei genitori o dei docenti", ha auspicato, quindi, un maggior impegno delle Istituzioni e della scuola per colmare il gap di conoscenza e affrontare con maggiore consapevolezza la nuova emergenza rappresentata dalla pedopornografia, dall’adescamento in Rete o dalla navigazioni in siti che inneggiano alla violenza o all’intolleranza verso cittadini di cultura, religione o sessualità diversa.

Come coniugare quindi la funzione educativa e di divertimento di Internet con le esigenze di protezione dell’infanzia? E’ possibile allontanare i pericoli maggiori tramite un utilizzo intelligente di Internet? E a quali rischi si espone un bambino che naviga nella realtà iperaffollata del Web?

"Il rischio maggiore è che i più piccoli possano scoprire da soli situazioni a cui sono impreparati, come violenze, razzismo o connotazioni sessuali. Esiste inoltre il rischio concreto che possano rimanere coinvolti in relazioni improprie con il mondo adulto", spiega Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, ricordando come avviene nel caso di bambini abusati, anche i piccoli navigatori solitari tendono a non confidare ai genitori gli incontri fatti in Rete.

"Oltre a chiedere come è andata a scuola bisognerebbe fare domande su cosa si è fatto in Rete", ha concluso il presidente di Telefono Azzurro, auspicando una maggiore consapevolezza da parte dei genitori, che dovrebbero informarsi per colmare il gap tecnologico con i propri figli e accompagnarli sempre più spesso in Rete, informarsi sulle chat visitate e far capire ai più piccoli che mai, in nessun caso, devono comunicare i propri dati personali.

 

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