MINORI. Accolto ricorso contro Comune Brescia. Asgi: bonus bebè a italiani e stranieri

Il bonus bebè va dato a italiani e stranieri senza discriminazioni. Una nuova sentenza del giudice del lavoro di Brescia ha accolto il ricorso dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e della CGIL contro la delibera del comune di Brescia che aveva revocato il bonus bebè dopo che la magistratura bresciana ne aveva esteso i benefici anche ai cittadini stranieri regolarmente residente. In particolare, il tribunale di Brescia ha disposto che sia ripristinata la delibera dello scorso novembre con il quale il Comune aveva istituito un bonus da mille euro per ogni bimbo nato nel 2008, e ha ordinato l’allargamento del beneficio alle coppie di genitori stranieri. Il giudice ha inoltre disposto che il Comune si occupi di dare adeguata pubblicità su stampa e televisioni locali per annunciare la nuova istituzione del bonus per cittadini italiani e stranieri, i termini di scadenza – che vengono prorogati al 30 giugno – e le modalità per presentare la domanda.

In questo modo è stato accolto il ricorso presentato contro la delibera del Comune che, dopo aver perso un primo ricorso, aveva deciso di eliminare l’incentivo economico per tutti. Il giudice "ha riconosciuto – informa l’Asgi – la necessità della cessazione immediata del comportamento discriminatorio e ritorsivo posto in essere dal Comune di Brescia, vietato dalla norme di recepimento della direttiva europea anti-discriminazioni razziali (n. 2000/43/CE) e dalle norme anti-discriminazioni contenute nel T.U. immigrazione". Nel provvedimento con il quale il Comune aveva fatto marcia indietro, la giunta diceva che non poteva attuare la "finalità prioritaria di sostegno alla natalità delle famiglie di cittadinanza italiana". Secondo il giudice invece "l’evidente strumentalità dell’operazione giustifica l’attribuzione del carattere ritorsivo alla condotta in quanto l’iniziativa si è limitata a paralizzare gli effetti della decisione giudiziale".

Ha commentato Alberto Guariso, l’avvocato che ha sostenuto il ricorso per conto dell’ASGI e dei ricorrenti: "Ciò che mi pare l’ordinanza respinga nella maniera più ferma è la tesi perseguita dall’amministrazione secondo la quale la parità di trattamento si tradurrebbe in un danno per tutti: non è vero che dando agli stranieri si danneggiano gli italiani, ma si afferma invece un principio di parità e di uguaglianza che è il presupposto per l’integrazione e per la civile convivenza".

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